Riceviamo e pubblichiamo
Il Vicesindaco, autodefinitosi “l’operaio delle istituzioni” (cit.), avrebbe dovuto rappresentare la figura chiamata a garantire attenzione e concretezza sull’amministrazione della città di Pomezia.
La realtà, invece, è sotto gli occhi di tutti: ci si trova di fronte all’ennesima fase di instabilità politica, con dimissioni e riorganizzazioni che ormai scandiscono il ritmo di una maggioranza ripiegata su sé stessa.
In questo contesto viene naturale chiedersi come sia possibile, anche solo lontanamente, immaginare un’amministrazione in grado di occuparsi seriamente dei problemi della città.
Dalle questioni ordinarie — la gestione degli impianti sportivi, la manutenzione del verde pubblico, la potatura degli alberi, il degrado evidente e progressivo di Torvaianica — fino alle grandi sfide che dovrebbero interrogarci come comunità, come ciò che sta accadendo a Gaza, che impone una riflessione politica ed etica e non consente indifferenza.
E invece, ciò che emerge è una maggioranza costantemente assorbita da equilibri interni sempre più fragili, tenuti insieme esclusivamente dalla gestione del potere per il potere. Un sistema autoreferenziale che consuma energie politiche e amministrative, lasciando la città in secondo piano.
In queste condizioni, l’amministrazione appare incapace non solo di programmare, ma persino di garantire una normale gestione del presente.
Eppure amministrare dovrebbe significare esattamente il contrario: affrontare con serietà le urgenze quotidiane della comunità e, allo stesso tempo, avere la forza politica di prendere posizione sui grandi temi che attraversano il nostro tempo.
Oggi, invece, prevale un dato evidente: l’ennesima dimostrazione di una maggioranza più impegnata a sopravvivere a sé stessa che a governare davvero Pomezia.
Eleonora Napolitano – Consigliera comunale di Pomezia