GIORGIO BIANCHI: COMPLOTTISMO E CONNESSIONI

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Durante la scorsa settimana, qui a Pomezia ha avuto luogo una conferenza del fotoreporter di guerra Giorgio Bianchi.

L’inizio non è stato dei migliori, vista la fama di Bianchi, per colpa di un articolo del Corriere della Sera che lo ha messo all’interno della rete di Putin in Italia.
Nonostante questo mi è sembrato giusto partecipare, per capire a fondo l’opinione del fotoreporter, con qualche – inevitabile – pregiudizio.



Tralasciando il fatto che i temi sono stati trattati in maniera riduttiva, forse più per ignoranza che per il tempo, il punto sul quale mi voglio concentrare sono le congetture tra i vari argomenti. 

Il percorso che Bianchi fa non ha come obiettivo lo svisceramento dei vari argomenti, ma il collegamento di questi ad un centro che porta direttamente al cattivo – classica logica complottista -, al potente: l’Occidente.
Ma, nel tentativo di collegare tutti i temi a questa gigantesca piovra, si perde l’essenza dei fatti, i quali sono spesso mistificati dal fotoreporter in modo tale che si possa incolpare il “grande nemico”.

Ma oltre alla “critica generale”, mi sembra necessario smentire alcune delle falsità che sono state al centro del dibattito attraverso tre domande: esiste il “mainstream” dei potenti? Nell’Occidente si è liberi? La Russia è un paese libero?

Rispondendo alla prima domanda ho una risposta paradossale: il problema è che il complottismo oggi è il “mainstream”.
In un ribaltamento della realtà analogo a quelli immaginati dagli stessi complottisti, i mezzi di informazione di massa sono diventati quelli di cui sospettare mentre la teoria del complotto diventa il modo più logico, soprattutto più semplice, con cui spiegare le cose.
In TV – in teoria il principale mezzo del “mainstream dei potenti” – ogni giorno vediamo ospiti come Orsini, Paragone, Rizzo, Santoro, ecc. che sono esattamente la rappresentazione di quello che possiamo definire come “pensiero alternativo”.
La realtà è che il mondo televisivo non chiama “gli uomini di Washington”, ma chi porta ascolti, come dice il filosofo Popper.
Anche questo è un problema per lo sviluppo di una democrazia sana, ne stiamo cogliendo adesso i risultati, ma è allo stesso tempo la prova fattuale della falsità della “tesi” di Bianchi.


Se invece ci si domanda “se nell’Occidente si è liberi” dobbiamo prima chiarire un punto: cosa è la libertà?
Locke chiariva il concetto di libertà come il diritto di scegliere cosa si crede meglio per se stessi, con solo limite la legge naturale. Tradotto in parole semplici: possiamo fare ciò che ci pare e piace finché non andiamo a privare altre persone della loro libertà. Non possiamo derubare una vecchietta perché ci va, andremmo a privarla della sua libertà.
Se utilizziamo questa definizione di libertà non esiste posto, se non l’Occidente, in cui si è liberi.
Tutto questo anche grazie al passaggio che abbiamo vissuto passando da Stato etico (Stato giudice assoluto del bene e del male) a Stato liberale (che si fonda sulla supremazia del diritto e sulla libertà dell’uomo), trasformazione che non tutti i paesi sono riusciti a fare.

Ma l’assenza di contatto con la realtà la vediamo, pienamente, proprio con la questione della libertà in Russia
Il mostro occidentale che lui ha tentato di descrivere, che comanda le nostre vite e che controlla i media, esiste solamente nel paese che lui ha tanto elogiato e difeso: la Russia.
Lascerò la risposta alla direttrice di Amnesty International per l’Europa orientale e l’Asia centrale Marie Struthers:
“Di fronte a migliaia di persone che in tutta la Russia manifestano contro la guerra, il Cremlino continua a ridurre al silenzio le proteste e obbliga gli organi di stampa nazionali a sostenere le sue posizioni. Usando la forza per disperdere le manifestazioni contro la guerra e censurando l’informazione, le autorità russe ricorrono sempre di più alla repressione mentre nell’opinione pubblica cresce l’orientamento contrario alla guerra”.


Forse, vedendo le tesi sconclusionate e i sempre migliori risultati dei partiti che prendono posizioni complottiste, è arrivato il momento di capire che il complottismo può essere pericoloso tanto quanto un assalto ad una sede sindacale.
La spiegazione di eventi complessi attraverso tesi semplici non va a fare altro se non distruggere quello che è il dibattito democratico.
Partendo da questo punto, deve iniziare una riflessione da parte del mondo politico: cosa possiamo fare per fermare questa deriva? 

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