“Ci sono due pregiudizi nel cinema in quanto tale: fare film è solo un lavoro da uomini e i film devono essere un successo al botteghino. Noi, come estranee, romperemo questi due stereotipi”
Kaidu Club (1974)
Nel 1974 Han Okhi, regista sudcoreana e ai tempi neolaureata in Lettere all’Università femminile Ewha, fonda il Kaidu Club, un collettivo di registe amatoriali che si opponevano alla misoginia e alla censura insite nella società e nell’industria cinematografica coreana sotto il regime dittatoriale del Presidente Park Chung-hee, che durò dal 1963 al 1979.
Durante la dittatura la “Chungmuro” rappresentava la Hollywood sudcoreana: qui prendevano vita tutte le produzioni cinematografiche commerciali e ovviamente le donne vi erano escluse. La fondatrice e i primi membri del club non possedevano una formazione cinematografica vera e propria, per questo si definivano “amatoriali”. Tutto ciò era compensato dalle loro ampie conoscenze in ambiti umanistici (danza, letteratura, arti figurative) che permisero al gruppo di creare pezzi di cinema sperimentali per quattro anni, fino al 1978. Il Kaidu Club prende il suo nome dalla pronipote di Genghis Khan, temibile principessa guerriera, scelta come figura di riferimento per il suo spirito combattivo e risoluto.
Il debutto avvenne nel 1974, anno in cui il Kaidu Club organizzò il primo festival di cinema sperimentale coreano sulla terrazza di un grande magazzino di Seoul. I loro lavori erano costellati da grande sperimentazione in tutti i campi: i membri del club facevano da attrici, macchiniste e montatrici. I loro film non avevano una sceneggiatura e spesso erano frutto di flussi di coscienza collettivi trasformati sul momento in performance e registrati su pellicola 16mm con camera a mano, senza set premeditati o scenografie elaborate.
Il lavoro più celebre del Kaidu Club appartiene alla fondatrice Han Okhi e risale al 1977. Untitled 77-A è un corto di soli 6 minuti, una meditazione sulla censura ai tempi del regime di Park Chung-hee e sui processi produttivi di un film, con protagonista la Okhi stessa. La regista si fonde con la pellicola in un abbraccio, la taglia, la fa attraversare da un potente fascio di luce proiettando le immagini sul suo corpo e sulle mura del suo studio, trasformandolo in un collage di fotogrammi.
Untitled 77-A può essere definito il manifesto del Kaidu Club e una forte presa di posizione contro l’esclusione delle donne dall’industria cinematografica e dalla partecipazione alla vita culturale sudcoreana.

Nel 1978 il club si scioglie e le strade delle registe si dividono, ciascuna sviluppando la propria visione. Okhi si trasferisce a Berlino per studiare teatro e cinema alla Libera Università di Berlino e, terminati gli studi, torna a Seoul per fondare la sua compagnia di produzione, la Kaidu Production. I lavori radicali e provocatori del Kaidu Club sono fondamentali per sancire la rinascita del cinema coreano post regime di Park Chung-hee. Questa rinascita è segnata dall’insorgere di una generazione di nuove registe pronte a cimentarsi anche in pratiche documentaristiche, portando sullo schermo la condizione sociale delle donne coreane degli anni ‘80.
Untitled 77-A è disponibile su youtube al seguente link.