Il Fallimento della Memoria

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Lo scorso 27 Gennaio si è celebrato il Giorno della Memoria e tutto il Paese, tutta l’Europa, quasi tutto il mondo si è fermato, almeno per un paio d’ore, per ricordare. In televisione si sono susseguiti documentari di ogni tipo sugli orrori della Shoah, nell’approfondire quanto l’essere umano possa diventare così indifferente, da poter essere considerato bestiale. Eppure il ricordo di quella violenza, di quell’orrore, sembra essere stato riesumato solo per quel giorno, vestito elegantemente e trattato nella maniera più accattivante possibile, per poi essere richiuso nel dimenticatoio con un’etichetta che ne segnala la riapertura per il prossimo anno. Il mondo continua ad andare avanti, tanto quello che si doveva ricordare si è ricordato, giusto? Questa logica non fa che portare inesorabilmente al fallimento della memoria.

Il ruolo della Storia nella nostra società

A cosa serve la storia? Perché impieghiamo il nostro tempo per studiarla, per approfondirla, per capirne le logiche ed i meccanismi? Possiamo articolare la risposta in 3 diversi punti:

La storia serve per conoscere il passato. “Scurdammoce o passato” è un’espressione che non trova applicazione nella storia, nella vita dell’uomo. Il tramandare la conoscenza del passato è un compito profondo, quasi sacro a volte, che permette all’umanità di non scordare da dove viene, di non dimenticare ciò che l’uomo ha compiuto e passato su questa terra prima di noi.

Tramandare il passato è indispensabile per comprendere il presente. Perché viviamo in questa società? Perché posso studiare? Perché posso esprimermi liberamente? Perché posso condividere la mia libertà con gli altri in una società? Queste domande non troverebbero risposta senza un’attenta conoscenza del passato, senza la possibilità di comprendere i processi socio-culturali che hanno portato l’uomo dove si trova ora. Tutti noi siamo figli di un qualcosa che è già iniziato; non siamo l’origine, ma la continuazione di un processo.

Comprendere il presente è indispensabile per camminare nel futuro. Riuscire a prevedere la prossima moda, a percepire l’umore sociale delle persone, le loro necessità, le sfide che il futuro ci chiama ad affrontare, sono questi i compiti che l’uomo deve afferrare nel presente. Per riuscire a camminare consapevolmente nel futuro bisogna equipaggiarsi degli strumenti che lo studio della storia ci porta in dono, non dimenticandosi mai del passato.

L’importanza della Memoria

“L’uomo spesso si dimostra smemorato, disattento rispetto al suo passato e pigro nella comprensione di ciò che il presente gli offre”

La storia diventa quindi una maestra di vita, uno strumento capace di orientare l’uomo nelle sfide che lo attendono nel futuro, rimembrando ciò che lo ha portato fin lì nel corso delle sue innumerevoli mutazioni. Ma questa storia come si scontra con la memoria? Come interagisce con essa? L’uomo spesso si dimostra smemorato, disattento rispetto al suo passato e pigro nella comprensione di ciò che il presente gli offre. La memoria diventa quindi indispensabile, diviene la scintilla per mantenere sull’attenti l’uomo, anche solo per un giorno, su ciò che i suoi predecessori hanno compiuto, su ciò che determinati uomini hanno fatto per combattere un ideale di oppressione ed indifferenza. La Giornata della Memoria servirebbe a questo, ma questo compito risulta riduttivo.

La guerra in Palestina e Ucraina

Come si può infatti parlare di memoria scordandosi degli orrori che oggigiorno affliggono milioni di persone? Come si può ignorare la situazione contemporanea, relegandola ad elemento marginale e/o secondario? Parlare degli orrori del passato dovrebbe aiutare a comprendere gli orrori che oggi, in quanto esseri umani, compiamo. Davanti a tutto questo nessuno ha veramente le mani pulite, poiché come genere umano dovremmo essere tutti chiamati ad un principio di uguaglianza, di riconoscimento, di umanità.

La Giornata della Memoria è necessaria, come la Giornata in ricordo delle Foibe, come la giornata in ricordo dell’11 settembre, come tutte quelle giornate che fanno fermare il mondo a riflettere, a ricordare. Nessuna violenza può essere considerata secondaria ad un altra, perché la violenza resta violenza. Essa non permette la nascita di un dialogo composto da parlanti, ma lo trasforma in un binomio servo-padrone, dove una delle parti è sottomessa al potere dell’altra.

Ogni giornata del ricordo dovrebbe muovere l’essere umano ad uno sguardo critico di tutto ciò che lo circonda, non ponendo in secondo piano gli attuali conflitti in Palestina o in Ucraina, ma partendo proprio da essi per trasformare quella che è una memoria passiva in una memoria attiva, fatta di azioni concrete verso una pace non solo decantata, ma concreta.

Il ruolo dell’informazione

Mentre state leggendo questo articolo, attualmente nel mondo 70 Stati sono coinvolti in operazioni militari, mentre il totale delle milizie-guerriglieri e gruppi terroristi-separatisti-anarchici coinvolti sono 892. Ma come, al momento non c’è solo la guerra in Ucraina e in Palestina? Perché non sentiamo parlare di tutti questi conflitti? Perché spesso sono secondari, non sono conflitti di cui sentiamo la risonanza economica o sociale. Si parla della situazione in Yemen solo quando ci sono problemi nel trasporto delle merci nella rotta del canale di Suez; si parla di Taiwan solo per ricordare quanto la Cina sia una dittatura pronta a tutto, si parla ormai di Ucraina solo in relazione agli aiuti militari che come EU e NATO dovremmo finanziare, mai in relazione di ricostruzione e pace.

Quando Hannah Arendt ci parla della banalità del male sottolinea come il nemico principale sia l’indifferenza. Ogni volta che ci giriamo dall’altra parte, ogni volta che riteniamo qualche tipo di violenza secondaria, ogni volta che siamo indifferenti verso il mondo siamo complici di ciò che accade. Bisogna combattere l’idea di Eichmann che si difendeva affermando “eseguivo solo degli ordini”, perché l’uomo non è una macchina, non si limita ad un piano conoscitivo-computazionale, ma è caratterizzato dalla comprensione e dal libero arbitrio.

La memoria a Pomezia

“La memoria deve essere un processo alimentato dalla cultura e da azioni concrete”

In occasione della Giornata della Memoria l’amministrazione comunale ha ricordato tutte le vittime dell’Olocausto con una commemorazione presso il parco delle Rimembranze. Questo non può bastare. La memoria deve essere un processo alimentato dalla cultura e da azioni concrete, ricordare semplicemente le barbarie del passato senza agire concretamente non rende le persone meno indifferenti.

Gian Mario Mazzola
Gian Mario Mazzola
19 anni. Studente di Giurisprudenza presso l'università La Sapienza di Roma. Appassionato di storia, politica e letteratura. Mi occupo di politica locale, nazionale e di approfondimenti sul nostro passato politico.

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