“L’uomo con la macchina da presa” – Il capolavoro di Dziga Vertov

Share

“L’uomo con la macchina da presa” è un film del 1929 diretto da Dziga Vertov e rappresenta una delle maggiori espressioni dell’avanguardia cinematografica sovietica.

Chi è Dziga Vertov? Nato nel 1896 in Polonia, durante la prima guerra mondiale si trasferisce a Mosca e inizia a lavorare in ambito cinematografico come montatore per il primo cinegiornale sovietico Cinesettimana (Kinonedelja).

Nel 1922 arriva la svolta nella sua carriera: fonda la Kinopravda (Cineverità, cinema della quotidianità), un cinegiornale indipendente mirato all’alfabetizzazione cinematografica dello spettatore, alla maggiore consapevolezza di ciò che il cinema può regalare in termini di innovazione.

La Kinopravda è anche uno spazio pubblico e prolifico in cui convergono le idee di artisti vicini a Vertov, ognuno fa esperienza dell’altro e percepisce la verità che si cela nella quotidianità attraverso la comunicazione cinematografica.

Il carattere innovativo del cinema di Vertov va a scontrarsi con la politica propagandistica dello Stato sovietico. La produzione si spegne progressivamente a causa dell’interruzione dei finanziamenti: questo avvenimento porterà a una svolta nella produzione di Vertov fino al 1929, l’anno in cui presenterà il suo capolavoro “L’uomo con la macchina da presa”.

Il film è diviso in 6 atti e mostra le scene quotidiane di una città: la macchina da presa si insinua sotto i treni e mostra la frenesia che pervade le strade, in soli 68 minuti cattura ciò che spesso sfugge all’occhio umano e segue assiduamente ciò che può sembrare ripetitivo.

Quest’opera è un vero e proprio documentario. Vertov rigetta qualsiasi linguaggio letterario o teatrale, non segue una sceneggiatura e non ingaggia attori, ponendosi in antitesi rispetto alle regole di “messa in scena” tipiche del tempo.

Locandina di “L’uomo con la macchina da presa”. fonte IMDB

La teoria del Cineocchio (Kino-glaz)

“Io sono il cineocchio. Io sono l’occhio meccanico. Io, macchina, vi illustro il mondo come io solo posso vederlo.”

Per Vertov la macchina da presa è il prolungamento dell’occhio umano: è il Cineocchio attraverso il quale avviene la liberazione dall’immobilità umana data dall’influenza del tempo sulla stessa.

L’occhio si integra nella macchina da presa facendo uso di qualsiasi tecnica cinematografica per rompere le convenzioni e i limiti temporali, è un diaframma meccanico capace di trasformare la banalità della realtà in qualcosa di sorprendente, andando oltre la semplice registrazione di ciò che è reale.

“L’uomo con la macchina da presa” è l’esaltazione suprema della teoria del Cineocchio e la celebrazione maestosa della modernità.

Attraverso un meccanismo di “cinema nel cinema”, Dziga Vertov mostra il processo e le attrezzature che realizzano il film stesso: bobine di pellicole, diaframmi che si aprono e chiudono, l’operatore che prova diverse inquadrature e il lavoro di montaggio realizzato da Elizaveta Svilova, moglie del regista.

L’operatore di camera Mikhail Kaufman sistema l’inquadratura. fonte IMDB

È un’opera senza tempo, un pezzo di cinema universale e diretto. Nessuna parola, nessun dialogo. Solo l’occhio della vita che si incrocia col cinematografo con una naturalezza disarmante, questo è “L’uomo con la macchina da presa”.

Table of contents [hide]

Read more

Local News