I social media sono stati spesso criticati e definiti come mezzo “non tradizionale” di comunicazione, ritenuti quasi come un compromesso commerciale per chi ne fa uso.
Ma è veramente così? In questo articolo saranno analizzati i pro e i contro di questa nuova tendenza.
Alcuni esempi dal web
La diversità di ogni artista è sicuramente ciò che più caratterizza la musica in tutte le sue sfumature: infatti, ognuno ha il suo modo originale di pubblicizzarsi.
Le follie dell’electro-funk
Tra i più innovativi in questo campo, spicca l’artista statunitense Marc Rebillet, famoso per le sue esibizioni di improvvisazione in diretta su youtube compiute sotto richiesta telefonica degli spettatori.
Il suo stile musicale, vicino al funk e alla musica elettronica, rispecchia fedelmente la sua personalità ironica, carismatica ed energica che si mostra nei suoi spettacoli, ai quali si presenta spesso seminudo – in boxer e vestaglia.

Il tenebroso chitarrista classico
Due elementi contrapposti, come la musica classica e quella moderna, delle volte trovano una realizzazione in alcune rivoluzionarie sperimentazioni dei nuovi artisti.
Questo è il caso di Andrea Chiarini, un chitarrista classico che sui social è conosciuto per le sue esibizioni dark e sopra le righe, che ha saputo mettere insieme dei brani classici ad altri della musica moderna in curiosi mash–up.

Il boom delle giovani band
Invece, tra gli artisti emergenti della musica indie-rock contemporanea, hanno riscosso un distinto successo i VAEVA, gruppo del brianzese composto da ragazzi tra i 18 e i 19 anni.
Sulla loro pagina social, le cover del jingle della pubblicità del budino “Muu Muu” e del brano “Lamette” di Rettore hanno raggiunto molte visualizzazioni, permettendogli di far conoscere la loro musica inedita a un gran numero di persone.

Ma ci sono anche delle note dolenti…
Nonostante i social permettano di mostrare la propria musica al mondo in una versione personale e innovativa, a volte alcuni trend sono stati capaci di ridurre interi brani a piccole frasi che banalizzavano o storpiavano il loro significato originale.
“Vieni A Ballare In Puglia” di Caparezza è un caso esemplare: il testo, che critica in modo aspro e crudo gli innumerevoli problemi della regione, è stato spesso ridotto al solo titolo dagli stessi cittadini pugliesi, visto apparentemente come festoso e leggero.
Più recente, invece, è il caso di “Daddy” del gruppo nu metal statunitense Korn. Ascoltando il brano integralmente è possibile percepire dolore e rabbia sia nella musica che nel testo, scritto da Jonathan Davis – frontman della band – come sfogo per le violenze domestiche che aveva subito durante la sua infanzia.
Come nel caso precedente, sui social il brano è stato ridotto al solo titolo, utilizzandolo come un semplice e provocante sottotesto erotico.
In conclusione: sì o no ai social?
Mentre i lati positivi sembrano sviluppare la creatività degli artisti e le loro capacità comunicative, i lati negativi sembrano avere un unico problema di fondo: la scarsa informazione.
Come è possibile apprezzare un brano solo per la sua estetica musicale, è anche opportuno fare attenzione a non ricadere nel context-collapse (il collasso dei contesti, che consiste nel sottovalutare la potenza mediatica di un determinato mezzo di comunicazione confondendo il contesto privato o ristretto con quello pubblico o globale).
Per esempio, riprendendo l’esempio precedente, utilizzare il titolo di una canzone in modo scherzoso o intimo in un contesto pubblico può avere delle conseguenze molto diverse e quasi disastrose rispetto a un ambiente privato.
Che si tratti di urtare le sensibilità di un certo gruppo di persone o di mandare un messaggio controverso o fuorviante, è importante porre l’attenzione sul modo di comunicare che viene utilizzato.
Quindi, perché la musica venga diffusa nel modo corretto, è necessario che ci sia anche una corretta informazione.