Lo scorso 25 dicembre del 2024 è ufficialmente iniziato il Giubileo del 2025. Comunemente conosciuto come “anno santo”, è stato ufficialmente istituito con Bonifacio VIII nel 1300. Questo Giubileo è stato fortemente voluto da Papa Francesco, che lo ha intitolato “pellegrini di speranza”. Non basta una porta: il vero significato del Giubileo non si esaurisce nel semplice attraversamento della Porta Santa. Molti conoscono questa ricorrenza solo per l’indulgenza plenaria, ossia il perdono dei peccati attraversando la Porta Santa. Purtroppo, la Chiesa è ancora sprovvista di una “bacchetta magica” e l’ottenimento dell’indulgenza richiede molto di più di una semplice passeggiata.
In occasione del Giubileo, ripercorriamo non solo le sue origini, ma anche il ruolo che svolge nella Chiesa e nella nostra società. Sarà veramente necessario celebrare il Giubileo?
Le origini del Giubileo
Il Giubileo compare per la prima volta all’interno della Bibbia nel Levitico, all’interno dell’Antico Testamento. Una visione, quella dell’anno giubilare, non solo di riconciliazione spirituale, ma di vera liberazione fraterna.
“Dichiarerete santo il cinquantesimo anno e proclamerete la liberazione nella terra per tutti i suoi abitanti. Sarà per voi un giubileo; ognuno di voi tornerà nella sua proprietà e nella sua famiglia”
(Lv 25, 10)
Il Giubileo che viene descritto in queste parole rispecchia dei valori che difficilmente chi oggi si professa cristiano sarebbe capace di attuare in un mondo regolato dalle leggi del profitto e dell’individualismo. Vediamone alcuni:
- Liberazione dei fratelli dalla schiavitù: “Se il tuo fratello che è presso di te cade in miseria e si vende a te, non farlo lavorare come schiavo; sia presso di te come un bracciante, come un ospite. Ti servirà fino all’anno del giubileo; allora se ne andrà da te insieme con i suoi figli, tornerà nella sua famiglia e rientrerà nella proprietà dei suoi padri. Essi sono infatti miei servi, che io ho fatto uscire dalla terra d’Egitto; non debbono essere venduti come si vendono gli schiavi”. (Lv 25, 39-42)
- Riscatto della terra venduta per debito: “In quest’anno del giubileo ciascuno tornerà nella sua proprietà. […] Ma se non trova da sé la somma sufficiente a rimborsarlo, ciò che ha venduto rimarrà in possesso del compratore fino all’anno del giubileo; al giubileo il compratore uscirà e l’altro rientrerà in possesso del suo patrimonio”. (Lv 25, 25-28)
- Solidarietà verso chi cade in disgrazia: “Se il tuo fratello che è presso di te cade in miseria ed è inadempiente verso di te, sostienilo come un forestiero o un ospite, perché possa vivere presso di te. Non prendere da lui interessi né utili, ma temi il tuo Dio e fa’ vivere il tuo fratello presso di te”. (Lv 25, 35-36)
In tutta la storia non risulta che sia mai stato applicato o vissuto questo tipo di anno giubilare.
Il Nuovo Testamento
Il Vangelo secondo Luca, citando il profeta Isaia, descrive con queste parole la missione di Gesù: “Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l’unzione e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio, a proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; a rimettere in libertà gli oppressi, a proclamare l’anno di grazia del Signore”. (Lc 4,18-19; cfr. Is 61,1-2).
Queste sono le parole che Gesù ha fatto proprie all’inizio del suo ministero, dichiarando in sé stesso il compimento dell'”anno di grazia del Signore”.
La Bolla papale
Secondo la tradizione, ogni Giubileo viene proclamato tramite la pubblicazione di una Bolla papale d’Indizione. Con il termine “Bolla” si intende un documento ufficiale con il sigillo del Papa. Per il Giubileo del 2025, Papa Francesco, ha scritto e proclamato la bolla “Spes non confundit” (la speranza non delude). Dalla Bolla papale vengono poi estratte le “norme” che regolano l’ottenimento dell’indulgenza plenaria.
Quali sono le parole e i temi affrontati dal Santo Padre in questa Bolla?
- L’importanza di essere pellegrini: “Mettersi in cammino è tipico di chi va alla ricerca del senso della vita. Il pellegrinaggio a piedi favorisce molto la riscoperta del valore del silenzio, della fatica, dell’essenzialità”.
- La visita ai carcerati: “In ogni angolo della terra, i credenti, specialmente i Pastori, si facciano interpreti di tali istanze, formando una voce sola che chieda con coraggio condizioni dignitose per chi è recluso, rispetto dei diritti umani e soprattutto l’abolizione della pena di morte, provvedimento contrario alla fede cristiana e che annienta ogni speranza di perdono e di rinnovamento. Per offrire ai detenuti un segno concreto di vicinanza, io stesso desidero aprire una Porta Santa in un carcere, perché sia per loro un simbolo che invita a guardare all’avvenire con speranza e con rinnovato impegno di vita”.
- La cura degli ammalati: “Segni di speranza andranno offerti agli ammalati, che si trovano a casa o in ospedale. Le loro sofferenze possano trovare sollievo nella vicinanza di persone che li visitano e nell’affetto che ricevono. Le opere di misericordia sono anche opere di speranza, che risvegliano nei cuori sentimenti di gratitudine. E la gratitudine raggiunga tutti gli operatori sanitari che, in condizioni non di rado difficili, esercitano la loro missione con cura premurosa per le persone malate e più fragili”.
- L’accoglienza dei migranti: “Non potranno mancare segni di speranza nei riguardi dei migranti, che abbandonano la loro terra alla ricerca di una vita migliore per sé stessi e per le loro famiglie. Le loro attese non siano vanificate da pregiudizi e chiusure; l’accoglienza, che spalanca le braccia ad ognuno secondo la sua dignità, si accompagni con la responsabilità, affinché a nessuno sia negato il diritto di costruire un futuro migliore. […] Risuoni nei cuori la Parola del Signore che, nella grande parabola del giudizio finale, ha detto: «Ero straniero e mi avete accolto», perché «tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli l’avete fatto a me» (Mt 25,35.40)”.
- Un appello ai potenti della Terra: ”Facendo eco alla parola antica dei profeti, il Giubileo ricorda che i beni della Terra non sono destinati a pochi privilegiati, ma a tutti. È necessario che quanti possiedono ricchezze si facciano generosi, riconoscendo il volto dei fratelli nel bisogno. Penso in particolare a coloro che mancano di acqua e di cibo: la fame è una piaga scandalosa nel corpo della nostra umanità e invita tutti a un sussulto di coscienza”.
Le Norme per ottenere l’indulgenza
Quindi, come si può ottenere l’indulgenza? Basta attraversare una porta per essere perdonati? No: la Chiesa ha già pubblicato le Norme affinché si possa ottenere l’indulgenza plenaria.
Ecco qualche spunto in linea con i principi enunciati anche dal Papa:
- Opere di carità: “Più precisamente riscoprano «le opere di misericordia corporale: dare da mangiare agli affamati, dare da bere agli assetati, vestire gli ignudi, accogliere i forestieri, assistere gli ammalati, visitare i carcerati, seppellire i morti» (Misericordiae vultus, 15) e riscoprano altresì «le opere di misericordia spirituale: consigliare i dubbiosi, insegnare agli ignoranti, ammonire i peccatori, consolare gli afflitti, perdonare le offese, sopportare pazientemente le persone moleste, pregare Dio per i vivi e per i morti»”.
- La cura dei più bisognosi: “Allo stesso modo i fedeli potranno conseguire l’Indulgenza giubilare se si recheranno a rendere visita per un congruo tempo ai fratelli che si trovino in necessità o difficoltà (infermi, carcerati, anziani in solitudine, diversamente abili…), quasi compiendo un pellegrinaggio verso Cristo presente in loro”.
- Facendo penitenza: “Astenendosi, in spirito di penitenza, almeno durante un giorno da futili distrazioni (reali ma anche virtuali, indotte ad esempio dai media e dai social network) e da consumi superflui”.
- Proteggendo la vita: “[…] sostenendo opere di carattere religioso o sociale, in specie a favore della difesa e protezione della vita in ogni sua fase e della qualità stessa della vita, dell’infanzia abbandonata, della gioventù in difficoltà, degli anziani bisognosi o soli, dei migranti dai vari Paesi”.
Le testimonianze del territorio
Un esempio di Giubileo sul nostro territorio è dato dalla Parrocchia Beata Vergine Immacolata di Torvaianica. Nella parrocchia si svolgono, grazie all’aiuto del Don Andra Conocchia e della Caritas, diverse opere di carità:
- Pranzi di solidarietà: grazie alla collaborazione tra Chiesa, Caritas, gruppi scout e alle Suore Missionarie dell’Incarnazione si forniscono pasti ai più bisognosi, facendogli sperimentare la bellezza di un pasto condiviso.
- Dormitorio maschile: per chi è costretto a vivere in strada, la chiesa, grazie alla Diocesi di Albano e alla Caritas, mantiene in vita un dormitorio per fornire un letto e un pasto a chi ha più difficoltà.
- La Giornata della Salute: su tutto il territorio si celebra la Giornata della Salute, in cui i medici volontari dell’Elemosineria Apostolica svolgono visite mediche gratuite per i più bisognosi.

Abbiamo bisogno del Giubileo
Per chi si professa cristiano, il Giubileo è l’occasione di vivere veramente i valori della cristianità. Perdono, accoglienza, carità e speranza sono tutti valori fondamentali per riscoprire una fede vera, non fatta di slogan o di crocifissi usati come armi.
Per chi ha dubbi sulla propria fede può essere l’occasione di mettersi in cammino, come pellegrino, alla scoperta della propria spiritualità.
Per chi non crede è l’occasione di dare una mano. Molti dei valori portanti del Giubileo non sono neanche definibili come “religiosi”: appartengono invece alla compassione umana, a un senso di appartenenza che vede nel prossimo un proprio simile, un altro essere umano.