Resti Archeologici a Santa Palomba

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Scoperta inaspettata alla stazione di Santa Palomba durante dei normali lavori di manutenzione di un cavalcavia ferroviario: gli operai hanno ritrovato dei resti archeologici risalenti ad un periodo compreso tra il II ed il IV secolo d.C. Questi resti consistono in un tracciato stradale da cui si possono notare i solchi dovuti al passaggio dei carri, il tutto è accompagnato da strutture murarie attribuibili ad una villa rustica. La villa in questione è poi stata trasformata in una necropoli avente diciassette sepolture di varia tipologia e datazione.

Un ulteriore ritrovamento è avvenuto nei pressi di Cerveteri durante un intervento di messa in sicurezza idraulica sulla linea Roma-Pisa. L’operazione ha portato alla luce i resti archeologici di un insediamento produttivo e commerciale, cosa che è stata possibile dedurre dal ritrovamento di un’iscrizione in lingua etrusca situata su di un’anfora vinaria.

Il ritrovamento a Santa Palomba

L’elemento più antico del complesso di resti ritrovato è un’asse viario realizzato in antichità direttamente nel banco geologico, riconoscibile ad un occhio esperto per via della presenza di solchi carrai. Sono poi state rinvenute una serie di strutture murarie, di cui rimangono esclusivamente le fondamenta e pochi ruderi, che delimitavano la strada. Si può ipotizzare che ciò facesse parte di un complesso più importante, probabilmente una villa rustica, che si estendeva nei terreni circostanti.

Di questa villa si possono distinguere chiaramente due ambienti, in un primo momento separati da una grande area aperta. Dopo il possibile abbandono di una parte della struttura, l’area è stata convertita in una necropoli solo parzialmente esplorata dagli archeologi, i quali al momento hanno scoperto 17 sepolture. Queste tombe non solo sono di diversa tipologia, ma anche di periodi ben distinti tra il III ed il V sec. d.C. Inoltte, una delle salme ritrovate appartiene sicuramente ad un fedele cristiano, come testimonia la presenza di un anello con cristogramma.

Le parole dell’Amministratore Delegato FS Italiane Luigi Ferraris

“Come Gruppo FS abbiamo l’onere, e soprattutto l’onore, di contribuire a realizzare quella che sarà l’Italia del futuro”

Luigi Ferraris, Amministratore Delegato FS Italiane

“Come Gruppo FS abbiamo l’onere, e soprattutto l’onore, di contribuire a realizzare quella che sarà l’Italia del futuro, ma allo stesso tempo siamo consapevoli della ricchezza nascosta che il nostro territorio, ricco di storia, ha ancora da mostrarci. Da anni, infatti, il Gruppo FS, grazie alla realizzazione di nuove linee ferroviarie e stradali, si è reso protagonista di molti ritrovamenti storico-archeologici attraverso i lavori eseguiti da RFI, Italferr ed Anas. Per far fronte alle tante scoperte FS ha creato l’Associazione no profit Archeolog, che ha l’obiettivo di conservare, restaurare e valorizzare il patrimonio archeologico rinvenuto durante la realizzazione e potenziamento della rete infrastrutturale. Il protocollo con il Ministero della Cultura rafforza questo nostro quotidiano impegno”.

Il ruolo di Archeolog

Per questi ritrovamenti, un ruolo fondamentale è stato svolto dalla collaborazione tra l’associazione onlus Archeolog e il Ministero della Cultura. Proprio l’associazione Archeolog sul proprio sito spiega come il loro compito principale sia:“contribuire al restauro, alla conservazione ed alla valorizzazione dei preziosi reperti venuti alla luce durante la realizzazione e manutenzione delle infrastrutture stradali e ferroviarie italiane”. Questa collaborazione rinnova la volontà delle parti di proseguire nella costruzione di un rapporto sano e costruttivo che leghi l’esigenza dello sviluppo infrastrutturale del nostro Paese con la necessità di preservare e valorizzare il patrimonio culturale presente sul territorio, trasformando potenziali ostacoli in opportunità di rilevanza culturale.

Le parole del Ministro alla Cultura Gennaro Sangiuliano

“Il rinnovo del protocollo tra il Ministero della Cultura e Archeolog permette di proseguire nel fruttuoso cammino fin qui intrapreso di valorizzazione dei tesori archeologici portati alla luce nei cantieri della rete ferroviaria italiana. Si tratta di una sintesi perfetta tra la necessità di ammodernare le infrastrutture nazionali di trasporto e il dovere di tutelare il nostro patrimonio culturale, che ha già portato a notevoli risultati. Anche in questo l’Italia dimostra la propria eccezionalità, facendo del proprio sviluppo l’opportunità per riscoprire il proprio passato”.

Gian Mario Mazzola
Gian Mario Mazzola
19 anni. Studente di Giurisprudenza presso l'università La Sapienza di Roma. Appassionato di storia, politica e letteratura. Mi occupo di politica locale, nazionale e di approfondimenti sul nostro passato politico.

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