A Voce Alta: il manifesto di Costanza Spina per una “democrazia deviante”

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A Voce Alta: il manifesto di Costanza Spina per una “democrazia deviante”. La quinta edizione del festival “A voce alta”, promosso dalla Libreria Odradek e da Sportello Donne Pomezia, ha ufficialmente preso il via venerdì 5 giugno, dove la filosofa e giornalista italo-francese Costanza Spina ha presentato il suo saggio Amori queer contro il fascismo. Manifesto per una democrazia deviante”, pubblicato in Francia nel 2023 e recentemente tradotto in italiano da Le Plurali.

A dialogare con l’autrice è statə Lou Ms. Femme, attivista transfemminista, che ha moderato il dibattito alternando momenti di analisi teorica a riferimenti concreti sull’attuale scenario politico italiano ed europeo.

L’iniziativa si inserisce in un percorso culturale che la Libreria Odradek e Sportello Donne hanno costruito negli anni, mettendo al centro la necessità di mantenere uno spazio indipendente capace di ospitare autrici, attiviste e intellettuali spesso marginalizzate nel dibattito pubblico. L’incontro si è aperto ricordando Marjan Satrapi, autrice franco-iraniana recentemente scomparsa.

Un libro nato dall’osservazione dell’ascesa delle destre

Il dialogo si è aperto con un’analisi della genesi del saggio. Spina ha raccontato come il libro sia il punto di arrivo di oltre dieci anni di lavoro giornalistico e militante in Francia, dove vive dall’adolescenza e dove ha fondato il media queer Manifesto 21.

L’elaborazione del saggio parte già nel 2019, tramite un’osservazione della progressiva normalizzazione delle destre radicali in Europa. Quando nel 2022 Spina riceve la proposta di trasformare quelle riflessioni in un saggio, scelse di affrontare direttamente il tema del fascismo contemporaneo, nella convinzione che l’Italia stesse per intraprendere una nuova stagione politica.

L’autrice ha ricordato di aver scritto il libro con la certezza della vittoria elettorale di Giorgia Meloni, sostenendo che, a differenza della Francia, in Italia non si sia mai sviluppato un vero “blocco repubblicano” capace di isolare l’estrema destra. Da qui la scelta di mettere in dialogo il pensiero queer con una riflessione sulle continuità storiche e sociologiche del fascismo.

Il fascismo come cultura e non come parentesi

Uno dei nuclei centrali dell’incontro ha riguardato la tesi principale del libro: il fascismo non sarebbe soltanto un regime conclusosi nel 1945, ma una cultura politica capace di adattarsi e rigenerarsi.

All’interno del saggio non mancano paragrafi in cui il fascismo viene descritto come un sistema che individua sempre bersagli vulnerabili, costruendo il proprio consenso attraverso l’esclusione.

Spina ha sostenuto che il fascismo contemporaneo non si presenta più con le forme tradizionali del Novecento, ma opera attraverso meccanismi culturali più sottili. Il suo terreno di diffusione sarebbe il patriarcato, inteso come sistema che insegna a distribuire amore, cura e solidarietà soltanto all’interno di cerchie ristrette: la famiglia, la nazione, l’appartenenza alla stessa “razza”.

Secondo l’autrice, proprio questa concezione selettiva dell’amore consentirebbe ai nazionalismi contemporanei di presentarsi come difensori della famiglia, della patria o della tradizione, trasformando l’esclusione degli altri in un atto apparentemente positivo. Non si parla di odiare una determinata categoria, ma di amare determinati modelli fondati sull’esclusione.

Diritti, infanzia e controllo sociale

Una parte significativa del dialogo si è concentrata sulle recenti politiche riguardanti l’educazione affettiva e sessuale nelle scuole.

Partendo dall’attuale scenario politico italiano, Lou Ms. Femme ha collegato le riflessioni del libro al tema della tutela dell’infanzia, sostenendo che spesso la retorica della protezione dei minori venga utilizzata per limitare percorsi educativi fondati sull’inclusione.

Spina ha interpretato questa dinamica come una conseguenza della visione patriarcale della società: il bambino viene considerato come (s)oggetto di proprietà della famiglia, del clan o della nazione piuttosto che soggetto autonomo portatore di diritti. La stessa logica attraversa molte delle battaglie contemporanee sui diritti riproduttivi, sull’educazione e sul riconoscimento delle identità di genere, configurando un sistema nel quale alcune vite sono maggiormente tutelate rispetto ad altre.

Il femonazionalismo e l’appropriazione dei linguaggi femministi

Un altro passaggio particolarmente interessante ed approfondito ha riguardato il fenomeno del cosiddetto “femonazionalismo”, ovvero l’utilizzo di argomenti apparentemente femministi per sostenere politiche xenofobe o identitarie.

Lou Ms. Femme ha citato l’esempio di alcuni movimenti che si definiscono femministi pur costruendo il proprio discorso sull’esclusione delle persone migranti o transgender.

Spina ha definito queste esperienze una forma di “confusionismo politico”, attraverso cui l’estrema destra si appropria di temi storicamente appartenuti ai movimenti progressisti per ampliare il proprio consenso.

Secondo l’autrice, attribuire la responsabilità della violenza contro le donne esclusivamente agli immigrati significa ignorare dati e analisi sociologiche che mostrano come la maggior parte delle violenze avvenga all’interno delle relazioni familiari e affettive.

Tra “democratura” e “attivismo performativo”

Tra gli ultimi argomenti discussi nella serata vi è stato quello di “democratura”, termine utilizzato nel libro per descrivere sistemi politici formalmente democratici ma incapaci di garantire pienamente diritti e libertà a tutte le persone.

Sollecitata da Lou Ms. Femme, Spina ha spiegato che una democratura mantiene procedure democratiche come il voto, ma continua a produrre esclusione e discriminazione nei confronti di categorie considerate marginali.

L’autrice ha esteso questa riflessione anche alla dimensione internazionale, criticando l’idea secondo cui le democrazie occidentali possano presentarsi come modelli universali mentre continuano a convivere con forme di colonialismo, razzismo strutturale e disuguaglianza.

A chiusura dell’incontro, Lou Ms. Femme ha affrontato uno dei temi più originali del libro: la critica al cosiddetto attivismo performativo.

Spina ha denunciato il rischio che i movimenti sociali finiscano per replicare le stesse logiche individualistiche del capitalismo, trasformando l’impegno politico in una forma di auto-rappresentazione. L’autrice ha sostenuto che l’attivismo non possa ridursi a contenuti pubblicati sui social network o alla costruzione di un’immagine personale, ma debba tradursi in pratiche concrete di solidarietà, mutualismo e organizzazione collettiva.

La sfida, per Spina, è quella di costruire alleanze tra tutte le soggettività marginalizzate: lavoratori, persone queer, persone disabili, migranti e movimenti sociali, cercando di superando le frammentazioni che spesso indeboliscono le lotte sociali.

L’amore come pratica politica

Una riflessione a parte al cuore del libro: il significato dell’amore.

Spina ha spiegato che l’amore di cui parla all’interno del saggio non riguarda esclusivamente la sfera sentimentale, ma rappresenta una vera e propria forza politica e sociale.

Richiamando autrici come Audre Lorde e Michela Murgia, ha definito l’amore come pratica quotidiana di cura, responsabilità reciproca e costruzione di comunità.

Da qui nasce il concetto di “democrazia deviante”, espressione che recupera provocatoriamente un termine che viene spesso utilizzato in senso dispregiativo dalle destre. Se la “devianza” viene attribuita a chi non si conforma alle norme dominanti, allora, ha sostenuto l’autrice, occorre rivendicare una democrazia capace di mettere al centro proprio quei corpi, quelle esperienze e quelle vite considerate marginali.

Una democrazia fondata non sulla paura e sull’esclusione, ma sulla cura reciproca.

L’incontro si è così avviato alla sua conclusione, con il ringraziamento delle organizzatrici, che hanno definito significativa la scelta di iniziare questa edizione del festival partendo proprio con una riflessione sul rapporto tra antifascismo, diritti e pratiche dell’amore. Un’apertura che ha dato il tono dell’intera manifestazione, confermando la volontà della rassegna di mantenere vivo uno spazio di discussione critica in una realtà di provincia sempre più attenta al dibattito culturale contemporaneo.

Gian Mario Mazzola
Gian Mario Mazzola
19 anni. Studente di Giurisprudenza presso l'università La Sapienza di Roma. Appassionato di storia, politica e letteratura. Mi occupo di politica locale, nazionale e di approfondimenti sul nostro passato politico.

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