ARDEA – Doveva essere il simbolo del rinnovamento dell’edilizia scolastica cittadina, uno degli interventi finanziati con i fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza destinato a consegnare agli studenti una scuola moderna, sicura e sostenibile. Oggi, però, della nuova primaria di Pian di Frasso esiste soprattutto il progetto. Sul terreno di via Livorno, dove dovrebbe sorgere il nuovo edificio, i lavori sembrano non essere ancora finiti, mentre tra le famiglie cresce la preoccupazione.
Per questo, nel pomeriggio del 29 giugno, alcuni genitori hanno organizzato un sit-in per chiedere risposte all’amministrazione comunale. Al centro della protesta non c’è la bontà dell’opera, ma il silenzio che accompagna il suo iter.

Il progetto, approvato nell’ambito del PNRR, prevede la demolizione del vecchio plesso e la costruzione di una nuova scuola primaria dotata di aule moderne, laboratori, mensa, palestra, biblioteca e spazi comuni, progettata secondo gli standard più recenti di sicurezza sismica, efficienza energetica e sostenibilità ambientale. Un investimento importante che dovrebbe ridisegnare uno dei principali poli scolastici della città.
Per permettere la demolizione dell’edificio esistente, il 15 maggio di quest’anno gli alunni hanno salutato per l’ultima volta la scuola di Pian di Frasso. Dal 18 maggio le lezioni sono proseguite in via Varese, in una sistemazione che, spiegano i genitori, era stata pensata esclusivamente per consentire la conclusione dell’anno scolastico, con tutte le difficoltà del caso.
Ora però il calendario pone interrogativi ben più pesanti.
Il 30 giugno 2026, data indicata nel cronoprogramma dell’intervento, rappresentava la conclusione prevista dei lavori. Eppure, proprio mentre le famiglie manifestavano davanti alla scuola, il cantiere appariva ancora fermo. Da qui nasce la domanda che accomuna tutti i genitori della scuola di Pian di Frasso: cosa accadrà a settembre?
«Non è colpa della dirigenza, anzi la ringraziamo per aver lavorato anche fuori dall’orario lavorativo, insieme abbiamo già risolto molte questioni come quella della mensa. Il punto critico è proprio il mancato dialogo tra la dirigenza della scuola e l’amministrazione.»
Le famiglie, infatti, tengono a distinguere il lavoro svolto dalla scuola da quello dell’ente comunale. Il ringraziamento va alla dirigente scolastica, agli insegnanti e a tutto il personale, che – raccontano – si sono adoperati anche il sabato e oltre l’orario di servizio pur di garantire ai bambini la conclusione dell’anno scolastico nelle migliori condizioni possibili.
Le criticità, secondo i genitori, sarebbero invece emerse nella gestione del trasferimento.
«Quando siamo arrivati l’erba era più alta di me. Mi sono dovuta adoperare insieme ad altre mamme andando personalmente in Comune», racconta una delle manifestanti, ricordando come inizialmente gli spazi esterni non fossero utilizzabili e come anche le aule risultassero particolarmente ridotte.
La preoccupazione, però, guarda soprattutto al prossimo anno scolastico.
«Tutte le soluzioni trovate dalla dirigente erano pensate per gli ultimi venti giorni di scuola. A settembre non sappiamo cosa succederà e siamo tutti molto preoccupati.»
Durante il sit-in è stato ribadito anche un messaggio più generale.
«Sicurezza, continuità didattica e diritto allo studio: per il Comune questi diritti fondamentali dei bambini della primaria sembrano essere solo un fastidio burocratico. L’indifferenza verso i più piccoli è il segno del fallimento di un’amministrazione.»
La questione oggi rimane aperta. Da una parte un progetto destinato a dare alla città una scuola nuova, dall’altra decine di famiglie che, a poche settimane dall’inizio del nuovo anno scolastico, chiedono semplicemente di sapere dove studieranno i propri figli e quando il cantiere, finora rimasto solo sulla carta, inizierà davvero a trasformarsi in una scuola.