Si è svolto ad Ardea il congresso costitutivo di Gioventù Nazionale, il movimento giovanile di Fratelli d’Italia. Un appuntamento che segna la nascita ufficiale del circolo cittadino e che ha visto la partecipazione di circa 25 persone tra dirigenti, militanti, ospiti e cittadini.
Ad aprire i lavori è stato Davide Scuppa, responsabile di Gioventù Nazionale Marino, che ha introdotto gli interventi dando la parola a Simone Forte, presidente provinciale di Gioventù Nazionale Roma. Nel suo intervento Forte ha voluto lanciare un messaggio ai giovani presenti: “Penso che i ragazzi debbano essere realmente conservatori, ovvero preservare il proprio territorio”.
A seguire è intervenuto il sindaco di Ardea Maurizio Cremonini, che ha sottolineato l’importanza della partecipazione giovanile anche nell’area politica di centrodestra, osservando come “sembra che ci siano azioni giovanili solo a sinistra, invece ci sono anche a destra e sono, forse, anche più preparate”.
Tra gli interventi più significativi anche quello di Domenico Roma, coordinatore del circolo di Fratelli d’Italia Ardea, che ha indicato nei giovani una possibile classe dirigente del futuro. Roma ha infatti definito Gioventù Nazionale come “il quadro dirigenziale del futuro di Ardea”, aggiungendo che “magari alle prossime tornate elettorali ad Ardea nessuno nega che vi sia la candidatura anche di un giovane”.
Un passaggio che si inserisce in un contesto politico locale in cui, negli ultimi anni, la partecipazione giovanile organizzata è stata maggiormente visibile nell’area di centrosinistra. Dalla candidatura di Giulia Salvitti nelle liste del Partito Democratico alle esperienze del Consiglio comunale dei giovani con la sola presenza della lista “Generazione Domani”, la presenza di giovani esponenti politici è stata spesso associata a quel campo politico. In questa prospettiva, la nascita di Gioventù Nazionale ad Ardea rappresenta un elemento di novità nel panorama cittadino.
Nel corso del congresso è intervenuto anche il senatore Marco Silvestroni, presidente provinciale di Fratelli d’Italia Roma. Nel suo discorso ha insistito sulla necessità di costruire “un movimento non ingessato” e ha aggiunto: “siccome siamo un movimento aperto, inclusivo e democratico io penso che il movimento giovanile debba essere una fucina di idee… Non si deve perdere di vista la militanza ideologica. La serietà si rappresenta nel movimentismo.”
Silvestroni ha inoltre sottolineato il valore del confronto tra giovani appartenenti a realtà politiche differenti: “Il dialogo tra giovani è sempre importante anche con gli altri partiti, di maggioranza o opposizione. Il fine è essere sempre più inclusivi. E chi verrà eletto dovrà lavorare per essere ancora più inclusivo e allargare su delle idee: lasciate stare il passato, vi dico. Spesso e volentieri i movimenti giovanili si accasciano su un passato che non tornerà più e soprattutto non deve tornare mai più, se siete militanti siete rivoluzionari, perché il giovane è rivoluzionario. Una rivoluzione chiaramente dolce.”
Al termine degli interventi si è proceduto all’elezione del responsabile cittadino. Unico candidato alla carica era Gabriel Colac, eletto per acclamazione dai presenti e dai rappresentanti degli organi interni del movimento.
Nel suo intervento conclusivo Colac ha dichiarato che la sua elezione rappresenta “impegno e promessa per una terra che merita di tornare centrale” e ha ribadito che “La militanza è la forma di amore più grande per il proprio territorio”.
Con la sua elezione viene ufficialmente costituito il circolo di Gioventù Nazionale Ardea. Un passaggio che arriva in un momento particolarmente significativo per la politica giovanile cittadina: a distanza di pochi giorni, infatti, è prevista anche la nascita del circolo locale dei Giovani Democratici, segnando una fase di rinnovata organizzazione delle realtà giovanili dei principali partiti nazionali sul territorio.

Per l’occasione abbiamo rivolto alcune domande al neo-eletto responsabile cittadino di Gioventù Nazionale Ardea:
Buongiorno Gabriel, complimenti per la tua elezione. Ti pongo un paio di domande, partendo dal discorso del senatore Silvestroni: nel suo discorso parlava di un movimento giovanile che va in controtendenza a volte con il partito tradizionale e rivendicava l’utilizzo dell’aggettivo rivoluzionario al contrario di conservatore, tu ti definiresti “rivoluzionario”?
Sì, come giovane posso definirmi rivoluzionario nel senso positivo del termine: non chi fa rotture sterili, ma chi sceglie di impegnarsi concretamente per cambiare ciò che non funziona, a partire dal proprio territorio.
In questo senso mi trovo d’accordo con quanto affermato oggi dal Senatore Silvestroni, cioè che le giovanili non devono rimanere ancorate o rimandare continuamente al passato di ciò che è stato, ma devono saper guardare avanti, costruendo una propria identità politica e un proprio radicamento nel presente.
E quale pensi possa essere un atto rivoluzionario per i giovani di Ardea?
Penso che l’atto più rivoluzionario per i giovani di Ardea sia continuare a investire su di loro non come semplice categoria sociale, ma come futura classe dirigente della città.
L’amministrazione sta lavorando per restituire ai ragazzi spazi, opportunità e occasioni di partecipazione, ma la vera sfida è renderli protagonisti della vita pubblica, coinvolgendoli nelle scelte che riguardano il futuro della comunità.
Nel tuo intervento al congresso hai asserito che quella di Ardea sia una città che affonda le sue radici nel passato, nella cultura della romanità e dell’italianità, ma qualcuno potrebbe ricordare la figura di Enea come quella di un immigrato. Sottolineo questo perché hai citato anche i fatti di Modena dicendo che quell’immigrato di seconda generazione non fosse italiano per quella che è “una carta” e che “non cambia cosa sostanzialmente una persona è”: ma allora ti chiedo, cosa rende per te una persona italiana? Tu ti definisci italiano?
Mi chiedi cosa renda una persona italiana. Io credo che l’italianità non sia soltanto una questione burocratica. Un documento può certificare una cittadinanza, ma non può creare da solo un’identità. Essere italiani significa appartenere a una storia millenaria, riconoscersi in una cultura, in una lingua, in una memoria collettiva e in un patrimonio di valori che abbiamo ricevuto dai nostri antenati e che abbiamo il dovere di trasmettere.
Per quanto riguarda la questione se mi definisco italiano: sono italo-rumeno e mi definisco innanzitutto italiano. Non perché rinneghi le mie origini, ma perché le considero parte di una storia più ampia.
Italia e Romania sono unite da un legame di sangue, di civiltà e di cultura. I romeni sono l’unico grande popolo dell’Europa orientale ad aver conservato una lingua latina e una coscienza della propria origine romana. Per questo considero Italia e Romania due nazioni sorelle, nate dalla stessa matrice storica.
Ultima domanda: hai inoltre detto “la militanza è la forma di amore più grande che si può avere per il proprio territorio”, è una bella frase e sono molto d’accordo con te, come dunque esprimerai questa militanza, nei temi, sul territorio?
La esprimerò con presenza continua sul territorio: piazze, banchetti, incontri nei quartieri e confronto diretto con i cittadini. La militanza, per me, è stare dentro la comunità, non parlarne da fuori. Sui temi porterò avanti soprattutto identità, sicurezza e valorizzazione della città, perché senza radici e senza ordine non c’è futuro.
Va bene, grazie Gabriel.
Ti ringrazio per la presenza, Manuel, ad maiora