Lo scorso 12 dicembre, con una decisione unita di maggioranza e opposizione, è stato convocato un Consiglio straordinario per il collasso occupazionale dell’azienda Fiorucci, da sempre centro del polo industriale di Pomezia.
Prima di iniziare la discussione dei consiglieri si è lasciato spazio ai sindacati che stanno scioperando davanti l’azienda, e continueranno fino al 12 febbraio, giorno in cui avverranno i licenziamenti per oltre metà dei dipendenti dell’azienda.
I vari sindacati hanno unitamente riportato come da parte della nuova proprietà, fatta da 2 grandi fondi di investimento, l’obiettivo sia rilanciare il marchio ma di fatto facendolo a costo dei lavoratori, e di intere linee produttive chiuse che o non faranno più parte dei prodotti Fiorucci, oppure verranno delocalizzate.
Andando con ordine, la CISL ha rimarcato come l’assenza delle istituzioni nei vari passaggi di proprietà fino ad oggi siano stati il contesto peggiore per la Fiorucci, passata da oltre 1700 dipendenti a circa 400. Le istituzioni devono essere presenti, perché da soli i sindacati poco possono oltre quello che già fanno.
A seguire la CGIL che si è espressa contro l’uso degli ammortizzatori sociali, in contraddizione rispetto agli altri sindacati e in linea con le scelte della proprietà, perché puntano direttamente all’annullamento di tutti i licenziamenti. Hanno inoltre fatto presente come gli investimenti previsti sono piccoli rispetto alla grandezza dell’azienda e soprattutto sono condizionati dall’arrivo al pareggio di bilancio in azienda, avendo però molti meno prodotti commercializzati visto il taglio al personale.
La UIL invece si è incentrata sul tema della molto probabile rivendita di Fiorucci dopo la “ristrutturazione”, ossia il massiccio taglio di personale. Essendo la nuova proprietà non degli attori industriali interessati ai prodotti e al valore del marchio, molto probabile che il loro obiettivo sia di rivendere il prima possibile con un margine.
UGL ha deciso di riportare le eloquenti parole dell’azienda: “La cassa integrazione è troppo complessa da gestire”, parole che dimostrano la scarsa collaborazione dell’azienda nel cercare di quanto minimo diluire questa nuova bomba sociale e occupazionale.
La RSU ha posto la possibilità che oltre al marchio la proprietà voglia vendere anche le strutture a Santa Palomba di una Fiorucci ormai totalmente delocalizzata e svuotata, magari per i prossimi progetti legati all’InterPorto.
Infine FLAI-CGIL ha ricordato come della situazione difficile dell’azienda, con ben 20 milioni di euro di negativo ogni anno, i dipendenti sapessero da molto tempo. Ma ha anche ripreso la storia di Fiorucci, una fatta di maestranze della carne che vengono da tutto il centro Italia, maestranze che hanno dato la qualità che Fiorucci ha oggi e che con una delocalizzazione certamente si perderebbe.
Dopo gli interventi dei sindacati si è passati alla discussione della mozione unitaria proposta, letta dalla consigliera di maggioranza Arzente. Subito è intervenuta la Sindaca Felici affondando su come il passaggio dall’azienda a conduzione familiare alla gestione industriale sia stato un danno per l’azienda. Seppur per ora non ci siano tavoli con il ministero l’amministrazione si prende carico del problema e andrà a parlare con le istituzioni nazionali e regionali competenti.
A seguire la consigliera Del Buono (PD) ha fatto un po’ di scintille e polemica, rimarcando l’importanza sia di stare concretamente vicini ai lavoratori in sciopero e spingendo, più di quanto a suo dire si sia fatto nella mozione, per creare tavoli con il ministero e la Regione in quanto ha riferito che “mai sentito di aziende che non rispondono a un ministero” come invece sta accadendo con i sindacati.
Luisa Navisse (5S) ha cercato di riportare un po’ d’ordine nel Consiglio, ricordando l’importanza che ha questa mozione, unità delle forze politiche. Dopo queste dichiarazioni distensive diversi interventi si sono fatti notare, come quello di Castro (Valore Civico) che ha preso la crisi della Fiorucci come sintomatica della situazione di tutta Pomezia, rendendo quella per la Fiorucci una battaglia che serve per iniziarne altre per difendere le realtà industriali del territorio.
Paloni (FDI) ha raccontato la sua esperienza personale come dipendente di quell’azienda, quando ancora era a conduzione familiare e la famiglia stessa sapesse quanto era fondamentale il personale per il successo di una realtà così antica e struttura.
Intervento fuori dalle righe quello di Salvitti (Lega) che si è scagliato contro la carne coltivata, di cui è attualmente illegale la vendita in tutta Europa finché gli enti sanitari regolatori non l’approveranno, in quanto è a suo modo di vedere sarà una delle future cause di crisi di Fiorucci.
Nonostante le tantissime ulteriori dichiarazioni che potremmo riportarvi, tutte molto in linea con quanto sopra, rimane evidente la difficoltà per poter intervenire ad un livello tanto locale come quello comunale, con il consiglio unito che non può far altro se non cercare il coinvolgimento di enti superiori.