IMPIANTO FOTOVOLTAICO A POMEZIA: LA POLITICA SI RIBELLA AL CONSUMO DI SUOLO

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l dipartimento ambientale di Roma ha deliberato per l’avvio del progetto “Pomezia 8.72”, un impianto fotovoltaico a terra di potenza pari a 9,984 MW e delle relative opere ed infrastrutture connesse, in un terreno vicino il quartiere di Campo Jemini. In totale, questo impianto occuperà una serie di terreni agricoli (fertili) da circa 5,5 ettari, pari a 8 campi da calcio.
La questione è stata messa in luce dai partiti d’opposizione solamente pochi giorni fa: la “polemica” è iniziata il 1° luglio, con un post Facebook del M5S, all’interno del quale si denunciava la situazione di “oscurantismo” da parte della maggioranza. In realtà, la progettazione di quest’impianto va avanti ormai da quasi un anno, la prima richiesta di incontro fatta dall’azienda che vuole costruire quest’impianto – la ReFeel, un’azienda milanese specializzata in impianti fotovoltaici aziendali – corrisponde alla data del 13 luglio 2023.

Layout generale catastale della zona dove verrà costruito l’impianto

LE REAZIONI DELLA POLITICA

Il M5S nel suo post ha denunciato il silenzio dell’amministrazione Felici sulla situazione, il suo oscurantismo ai problemi evidenti – a loro parere – del progetto: l’aumento dei campi elettromagnetici, la deturpazione del paesaggio naturale e il rischio della dispersione del gas radon durante gli scavi. Mentre il PD, con una mozione e un’interrogazione a firma Battistelli, si è concentrato in maniera maggiore sul consumo di “ettari ed ettari di terreni agricoli”.
La Sindaca Veronica Felici ha risposto immediatamente sottolineando che questa è una “decisione che è stata presa da Roma Città Metropolitana, perché è l’ente competente in materia e sulla quale il Comune di Pomezia non è tenuto e non può intervenire”.

La consigliera del Pd Martina Battistelli

CHI HA RAGIONE?

Da un punto di vista tecnico, molte delle critiche del MoVimento 5 Stelle sono state smontate da una lettura delle perizie tecniche allegate al progetto. Ad esempio, la perizia sui campi elettromagnetici, ci dice chiaramente che “non vi è alcun rischio di esposizione ai campi elettrici”. Dall’altra parte invece è vero il fatto che il Comune di Pomezia non poteva impedire la costruzione dell’impianto, ma senza dubbio sarebbe potuto arrivare a un compromesso con l’azienda ReFeel.
Infatti, all’interno di uno dei documenti, l’avvocato dell’azienda ci dice che “in qualità di proponenti del progetto in oggetto, abbiamo più volte tentato di metterci in contatto con il comune di Pomezia al fine di poter stabilire con loro un contatto e poter proporre attività compensative, sebbene non dovute o dovute in minima parte”, tutto questo con due PEC (inviate il 13 luglio 2023 e il 10 novembre 2023 alla Sindaca Felici, all’Ingegnere Renato Curci, alla dirigente Sabrina Perozzi e all’assessora Francesca Vittori) e un’email inviata il 30 novembre all’assessore Roberto Mambelli. Queste compensazioni, secondo il calcolo fatto dall’azienda, sarebbero pari a circa 204.000 mila euro.

(Da sinistra) L’assessore Roberto Mambelli e la Sindaca Veronica Felici

Più che un problema tecnico, c’è un problema politico.
Da un punto di vista tecnico non ci sono criticità tali (come ci dicono le perizie) che possano permettere l’annullamento della costruzione dell’impianto, ma sicuramente c’è un problema politico, visto che il Comune non è riuscito ad arrivare a un compromesso con l’azienda per prendere delle compensazioni che avremmo potuto spendere in servizi per il Comune.
Invece, l’altro problema di ordine politico è il seguente – come dice Paolo Pileri, professore al Politecnico di Torino -: ciò che riteniamo rinnovabile non è automaticamente sostenibile. Questo è il principale problema che invece hanno posto forze come il PD e Azione: il problema non sono i pannelli fotovoltaici, ma i pannelli fotovoltaici a terra, che causano un importante consumo di suolo che riduce sempre più i terreni coltivabili all’interno del nostro Comune.
Infatti, una recente sentenza della Cassazione (maggio 2024), ha stabilito come “anche il singolo pannello a terra assume senza dubbio una natura immobiliare per essere parte componente di un bene immobile”.
Forse la soluzione, come proposto dal partito Azione, potrebbe essere trovata nei cosiddetti “pannelli agrofotovoltaici”, che permettono la coesistenza del mondo agricolo con quello rinnovabile.

Esempio di impianto agrofotovoltaico

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