Intervista a Eleonora Napolitano dopo le dimissioni: “Mengozzi troppo autoreferenziale, il PD di Pomezia marginalizza il dissenso”

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Ciao Eleonora: quali sono le ragioni politiche delle dimissioni dal gruppo del Partito Democratico?

Le ragioni le ho maturate nel tempo, senza impulsività. Per capirle bisogna ricostruire un percorso, ma soprattutto un sentire.

Nel 2021 mi tessero al PD per sostenere un progetto che mi convinceva davvero: un partito che tornava per strada, tra le persone e le realtà vive della città, che rinnovava la classe dirigente e si radicava di nuovo sul territorio. Accetto inaspettatamente la candidatura alla Segreteria e lavoriamo con convinzione in quella direzione. Nel 2023 arrivo alla candidatura a Sindaca della coalizione di centrosinistra: la più bella esperienza politica della mia vita, costruita intorno a una bella campagna e a un altrettanto bel programma. Perdo le elezioni e entro in Consiglio come Capogruppo.

Da lì qualcosa cambia, e lo avverto con chiarezza crescente. Propongo di traghettare il partito verso un congresso vero; il Circolo sceglie invece una conferenza di riorganizzazione il 4 agosto, eleggendo un nuovo Segretario in quella sede. Nel gruppo consiliare qualcuno dichiara persino di non avermi mai riconosciuta come Capogruppo. Resto, per senso di responsabilità. Nel 2025, quando il Partito Nazionale impone i congressi, accetto ancora una volta un percorso unitario — chiedendo almeno che cambiasse il metodo e che fossero rispettate le differenze interne. Due mesi dopo quel Segretario si dimette: nessun congresso, stesso Direttivo, nuovo Segretario. Rifiuto di sostenere la nuova Segreteria ed esco. Quel segnale politico chiaro non ha aperto alcuna interlocuzione — ha sancito una distanza incolmabile. Ma oltre i passaggi formali, c’è qualcosa di più profondo che voglio dire.

Quello che ho avvertito sempre più spesso è stato un partito che apre all’esterno in modo più di maniera che sostanziale, che coinvolge poco la propria base, che non riesce ad essere verso questa destra un’opposizione incisiva come meriterebbe. Ho sentito una tendenza a marginalizzare chi porta una visione diversa, fino a non sentirmi più dentro una comunità con cui confrontarmi in modo libero, aperto e franco. Ho smesso di riconoscere quel partito che nel 2021 voleva tornare tra la gente. Al suo posto ho trovato un partito avvitato sul mantenimento degli equilibri interni. Non mi riconosco nel modo in cui il PD di Pomezia viene gestito: chiuso in appartenenze bulgare, intollerante al contraddittorio. Chi dissente viene marginalizzato. Una forza politica non può temere il conflitto interno: è lì che si misurano le idee e si costruisce vera alternativa. Devo però aggiungere un’ultima cosa, perché la correttezza politica lo richiede: questa storia racconta anche un mio grande rammarico. Non sono riuscita – anche per le logiche di aree interne – ad aprire davvero a quelle cittadine e quei cittadini di sinistra che avrebbero dato forza e sostanza all’area che nel Circolo cercavo di rappresentare. Questa responsabilità la riconosco, e la porto con me.

Valutazioni sull’attuale segretario Stefano Mengozzi?

Non mi piace personalizzare, ma la domanda è diretta e merita una risposta onesta. Riscontro nell’attuale Segreteria una eccessiva volontà di controllo delle dinamiche interne. Sul piano dei rapporti con l’esterno, rilevo una certa autoreferenzialità che non aiuta a costruire una vera alternativa progressista, capace di aggregare soggetti diversi con pari dignità. E ci tengo a sottolineare nuovamente che dal 2021 nel PD di Pomezia non si celebra un vero congresso. In un partito che si chiama democratico, questo non è un dettaglio, è una scelta. La sinistra non si costruisce attorno a una persona, si costruisce attorno a idee condivise e a relazioni politiche genuine. Si costruisce coltivando spazi reali di impegno e militanza.

Entrare nel gruppo misto con Schiumarini è incoerenza o scelta strategica per marcare la rottura col PD?

Né l’una né l’altra. Si tratta di una scelta obbligata imposta dal regolamento comunale, nient’altro. La mia volontà, per il momento, di non aderire a nessun partito (non volevo che la mia uscita dal PD potesse essere intesa come preordinata a un approdo altrove) mi ha costretta ad aderire al Gruppo Misto. Ma la distanza ideologica tra me e Omero Schiumarini è siderale, era tale prima e resta tale ora. Condividere una collocazione regolamentare non significa condividere nulla sul piano politico, e le cittadine e i cittadini che mi conoscono lo sanno bene.

La rottura è dovuta alla linea nazionale o a quella locale del PD?

È una questione locale, senza alcuna ambiguità. Il Partito Democratico nazionale fa a volte fatica a trovare una linea veramente unitaria- e questo è un limite reale, che non nascondo – ma non è stato questo a portarmi alla decisione. Sarebbe stato comodo attribuire la mia scelta a un disagio verso il Partito Regionale o verso la direzione nazionale. Non è così, e tengo a dirlo con chiarezza perché non voglio che questa vicenda venga strumentalizzata. Ho costruito negli anni rapporti con dirigenti nazionali e regionali che sono stati per me un grande riferimento politico e umano. Persone con cui ho condiviso battaglie, idee, visioni di società. A loro sono e resterò grata, e quei legami restano intatti.

Propositi e temi futuri in Consiglio Comunale?

Resto in Consiglio Comunale per fare ciò per cui le cittadine e i cittadini mi hanno eletta: un’opposizione ferma, libera e coerente a questa maggioranza. Fedele alle mie idee, ai miei valori, alla mia storia politica che non inizia e non finisce qui. I temi su cui intendo continuare a battermi sono quelli che ho sempre portato avanti: i diritti delle persone, la qualità dei servizi pubblici, la trasparenza nell’uso delle risorse comunali, le politiche per le donne e per i giovani di questa città. Temi che richiedono coerenza, presenza e coraggio politico. Mi considero a disposizione per tutte le battaglie della sinistra a Pomezia perché la sinistra, quella vera, non si esaurisce dentro i confini di un circolo. È il mandato che le cittadine e i cittadini mi hanno dato, e intendo onorarle fino in fondo.

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