Pomezia, continua il “valzer dei vicesindaci” sotto la giunta Felici. Le dimissioni di Marco Marrone annunciate ieri, martedì 5 maggio, chiudono un’esperienza durata appena poche settimane ma aprono, ancora una volta, una riflessione più ampia sulla fragilità politica dell’attuale giunta comunale. Più che un episodio isolato, quello di Marrone è l’ultimo atto di una storia ormai ricorrente: quella di un continuo, ed estenuante, cambio alla carica di vicesindaco.
Negli ultimi tre anni, Pomezia ha assistito a una sequenza di nomine e dimissioni che difficilmente trova paragoni. Un “valzer” che non solo continua ad incidere sulla stabilità politica, ma ha (forse) finito per svuotare progressivamente di peso istituzionale una figura chiave.
Una carica cangiante
Il primo tassello di questa vicenda risale al giugno 2023, quando viene nominata Luisa Bonfiglio. La sua esperienza, però, dura poco: le dimissioni arrivano in tempi relativamente brevi, ufficialmente per motivi personali. Una giustificazione che, seppur legittima, lascia già intravedere una difficoltà iniziale nel consolidare una squadra amministrativa.
A raccogliere il testimone, nel settembre dello stesso anno, è Flavia Cerquoni. Il suo profilo resta però in secondo piano nel dibattito pubblico, e anche la sua permanenza si rivela transitoria. Non emergono rotture clamorose, ma proprio questa “normalità” contribuisce a rafforzare la percezione di una carica che cambia senza apparenti spiegazioni.
Nel marzo 2024 arriva poi Francesca Vittori, la cui esperienza è tra le più brevi in assoluto. Due mesi circa, il tempo di insediarsi e poco più. È in questa fase che il “valzer” inizia a diventare evidente: non avvicendamenti fisiologici, ma difficoltà strutturali.
A maggio 2024 è la volta di Giada Bardi, che rappresenta un tentativo di rilancio della giunta. Anche in questo caso, tuttavia, la durata è limitata. La continuità amministrativa resta un obiettivo mancato e la figura del vicesindaco continua a perdere centralità, diventando sempre più esposta alle dinamiche indigeste interne alla maggioranza.
Un’apparente fase di stabilizzazione si registra con la nomina, nell’ottobre 2024, di Alessandro Soria. Esponente in quota Lega, Soria rimane in carica più a lungo rispetto ai suoi predecessori, diventando di fatto il punto di equilibrio temporaneo tra le varie anime bellicose della maggioranza. Ma è una stabilità fragile: nel marzo 2026, anche lui rassegna le dimissioni. Il contesto è quello di uno scontro sempre più acceso tra la sindaca e la componente leghista, con accuse sulla gestione amministrativa e richieste di riorganizzazione della giunta.
L’ultimo vicesindaco decaduto
È a questo punto che entra in scena Marco Marrone, figura diversa rispetto a tutte le precedenti. Il suo curriculum parla di esperienze nei palazzi della politica nazionale, fino a Palazzo Chigi. Il suo arrivo sembrava voler segnare un cambio di passo: meno logiche di partito, più competenza istituzionale. Ma il tentativo dura poco. Dopo appena qualche settimana, Marrone lascia per un incarico politico nazionale, confermando quanto i giochi di influenze, a Pomezia, si scontrano con la necessità di garantire continuità.

Una presunzione sul futuro
Dietro questa apparente sequenza di meri nomi però, si muove in realtà una dinamica politica ben precisa. Il ruolo di vicesindaco è diventato il terreno aperto di scontro tra la sindaca Felici e la Lega, che più volte ha rivendicato quella posizione come espressione del proprio peso politico. In questo quadro, spicca la figura di Fabrizio Salvitti, indicato da Luigi Lupo come “candidato naturale alla carica”.
Salvitti rappresenta una sorta di “convitato di pietra”: sempre presente nelle trattative, mai realmente nominato. La sua eventuale ascesa a vicesindaco potrebbe oggi rappresentare una soluzione politica per ricucire i rapporti all’interno della maggioranza, ma anche sancire definitivamente la natura della carica come strumento di mero equilibrio partitico più che di governo.
Un problema che continua a persistere (e ad evolversi)
Il problema, infatti, va oltre i singoli nomi. In tre anni, la continua rotazione ha impedito qualsiasi progettualità di lungo periodo. Ogni nuovo vicesindaco ha avuto tempi troppo brevi per incidere realmente, mentre l’amministrazione ha dovuto continuamente riadattarsi a nuovi equilibri interni.
Le dimissioni di Marrone, dunque, non sono solo la fine di una brevissima esperienza amministrativa, ma l’ennesima conferma di una crisi politica che appare ormai strutturale. La prossima nomina dirà molto non solo sugli equilibri interni della maggioranza, ma sulla capacità stessa della giunta Felici di uscire da una dinamica che, finora, si è dimostrata ciclica e incontenibile.
Ad aumentare le tensioni nel Consiglio sono anche le recenti dimissioni dal Gruppo Lega di Jessica Valle, annunciando il passaggio al Gruppo Misto. Un ennesimo scossone che potrebbe portare a nuovi “rimpasti” all’interno della giunta comunale.
Ad oggi la domanda non è più solo chi sarà il prossimo vicesindaco, ma soprattutto quanto riuscirà a restarci.