POMEZIA — Venerdì 5 aprile gli studenti del liceo Pablo Picasso di Pomezia hanno organizzato uno sciopero per sollecitare la Città Metropolitana di Roma a intervenire sulle condizioni della scuola. La protesta si è svolta davanti alla sede centrale di via Cavour fino ad arrivare all’edificio del Comune, con l’obiettivo di ottenere un tavolo di confronto istituzionale.
Motivazioni dello sciopero
La mobilitazione è nata dalla volontà degli studenti di vedere affrontati in modo concreto i problemi strutturali dell’istituto. I rappresentanti hanno chiarito che non si tratta di un’occupazione o di una protesta improvvisata, ma di una richiesta precisa rivolta alla Città Metropolitana, ente responsabile dell’edilizia scolastica. I ragazzi vogliono conoscere lo stato dei lavori previsti e capire se sono stati stanziati fondi per gli interventi necessari.
Condizioni dell’istituto
Tra le criticità segnalate figurano spazi insufficienti, problemi legati alla manutenzione ordinaria e ritardi nei lavori promessi. Questi elementi, secondo gli studenti, compromettono la qualità della didattica e la sicurezza degli ambienti scolastici. La richiesta di un confronto diretto con le istituzioni nasce dalla sensazione di essere ignorati, nonostante le numerose segnalazioni già inviate in passato.
Alta partecipazione e sostegno della comunità scolastica
Lo sciopero ha coinvolto un numero significativo di studenti, con il supporto anche di alcuni docenti e genitori. La partecipazione ha dato forza alla richiesta di un incontro formale con i rappresentanti della Città Metropolitana. Gli studenti non escludono ulteriori iniziative se non arriveranno risposte concrete nei prossimi giorni. L’obiettivo dichiarato è ottenere interventi reali, non solo promesse.
Verso un dialogo con le istituzioni
Gli studenti del liceo Picasso chiedono l’apertura urgente di un tavolo tecnico con tutte le parti coinvolte: scuola, Comune e Città Metropolitana. Ritengono necessario un cronoprogramma chiaro per gli interventi previsti e una comunicazione trasparente da parte degli enti preposti. Il presidio del 5 aprile è stato solo il primo passo: la mobilitazione potrebbe proseguire fino a quando non verranno date risposte ufficiali.