Zuccalà: il chiarimento sul compostaggio

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1) Qual era la sua posizione nel passato circa gli impianti anaerobici e quelli aerobici?

La mia posizione sulla chiusura del ciclo dei rifiuti è sempre la stessa da quando ho iniziato ad impegnarmi in politica. Il principio è quello di ridurre a monte la produzione, riutilizzare e recuperare quanto più possibile e limitare al minimo, prossimo allo zero, lo scarto indifferenziabile. In questa ottica si inserisce anche il trattamento della frazione umida ovviamente, che rappresenta circa il 20% della produzione di rifiuti. Esistono diversi modi per trattare il residuo umido, tra questi, due sono i più utilizzati: il compostaggio su base aerobica e quello su base anaerobica.
Senza fare un trattato sulle due modalità più diffuse, possiamo riassumerne la differenza in poche parole. Gli impianti di compostaggio aerobico possono essere paragonati a grandi compostiere, come quelle che si usano nelle nostre case, che al termine della “maturazione” producono un materiale (il compost) utilizzabile in agricoltura come ammendante di qualità. Nella modalità anaerobica, che avviene appunto in assenza di ossigeno, vengono invece prodotti gas, che devono successivamente essere trattati per poi divenire “biometano” e un “digestato”, una sostanza organica inutilizzabile in agricoltura perché inquinante, se non previo ulteriore trattamento.
Vien da sé, che per il principio del minor trattamento necessario e per la qualità del prodotto finale, è da preferire il trattamento aerobico a quello anaerobico.

2) Nel passato riteneva che l’impianto aerobico avrebbe causato problemi ai cittadini di Pomezia? Se sì, perché non si è opposto in maniera radicale (come con il termovalorizzatore)?

Colgo volentieri l’occasione per fare chiarezza sulla famosa storia dell’impianto anaerobico che voleva essere realizzato da un’azienda privata a Santa Palomba. Fin dal 2014, l’amministrazione comunale del Movimento 5 Stelle si oppose alla possibilità di realizzare un impianto di compostaggio anaerobico da 60.000 tonnellate nei pressi di Torre Maggiore. Chiaramente, il diritto del privato di utilizzare il proprio terreno per realizzare un impianto industriale, si scontrò fin da subito con la volontà politica di non farlo realizzare, sia per diversi motivi logistici, sia perché la tipologia d’impianto non era adeguata al concetto di chiusura del ciclo rifiuti che ho esposto in precedenza. Da allora, iniziò un serrato confronto con l’azienda che, vista la forte opposizione, pur dovendo sottostare ad autorizzazioni regionali e non comunali, rinunciò a realizzare l’impianto anaerobico, iniziando a pensare (senza mai concretizzare) di realizzare un impianto aerobico di ridotte dimensioni al posto di quello originale. Come ci ha dimostrato poi la storia, non fu portata più avanti quella proposta. Tuttavia, la speculazione politica di alcune associazioni ha distorto la realtà (e continua a farlo), alimentando una narrativa falsa e parallela per soli fini elettorali. I dati di fatto sono che il sottoscritto si è sempre battuto contro la realizzazione dell’impianto a biogas e che quell’impianto non è stato mai realizzato. Il resto è pura fantasia.

3) Se il nuovo impianto fosse solamente aerobico lei sarebbe favorevole?

Dovremmo partire dalla base del ragionamento: serve un nuovo impianto di trattamento per l’umido? Ci troviamo in una situazione critica in termini di capacità di trattamento? Stiamo seguendo una linea programmatica utile per la chiusura del ciclo rifiuti? La risposta a tutte queste domande è NO.
Ad oggi, il Lazio avrebbe già una capacità di trattamento della frazione umida più che sufficiente rispetto al suo fabbisogno, ma si preferisce esportarla in altre regioni per questioni economiche. Quindi, se fosse necessario un nuovo impianto di compostaggio aerobico, di ridotte dimensioni e a servizio delle comunità locali, che possa restituire il compost prodotto agli agricoltori del posto per concimare i propri terreni, sarei certamente favorevole. Tuttavia, oggi ci troviamo in una situazione completamente differente, e credo che l’amministrazione regionale debba affrontare la questione e risolverla definitivamente con una programmazione seria. Perché se si giustifica la realizzazione di un inceneritore per porre fine alla transumanza dei rifiuti, questo concetto dovrebbe valere anche per la frazione umida.

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