Lo scorso giovedì 4 luglio la Camera, con 170 voti favorevoli e 77 contrari, ha approvato il ddl Nordio abrogando il reato di abuso d’ufficio espresso dall’Art. 323 del codice penale. Questa decisione abroga uno dei reati più classici contro la pubblica amministrazione. Il voto finale su tutto il ddl Nordio sarà effettuato martedì 9 luglio alla Camera. Cosa comporta questa decisione?
Cosa prevedeva l’Art 323?
“Salvo che il fatto non costituisca un più grave reato, il pubblico ufficiale o l’incaricato di pubblico servizio che, nello svolgimento delle funzioni o del servizio, in violazione di specifiche regole di condotta espressamente previste dalla legge o da atti aventi forza di legge e dalle quali non residuino margini di discrezionalità, ovvero omettendo di astenersi in presenza di un interesse proprio o di un prossimo congiunto o negli altri casi prescritti, intenzionalmente procura a sé o ad altri un ingiusto vantaggio patrimoniale ovvero arreca ad altri un danno ingiusto, è punito con la reclusione da uno a quattro anni. La pena è aumentata nei casi in cui il vantaggio o il danno hanno carattere di rilevante gravità.”
Abrogando questo articolo non sarà più punibile penalmente il pubblico ufficiale che viola i suoi doveri o omette di compierli per un vantaggio economico verso di sé o verso altri. Restano in vigore però reati come quelli di concussione, corruzione e peculato grazie agli articoli 317, 318 e 314 del codice penale.
Perché abolire l’abuso d’ufficio?
L’attuale Ministro della Giustizia Carlo Nordio ha giustificato l’abrogazione del reato di abuso d’ufficio invocando la “paura alla firma” che paralizzerebbe le pubbliche amministrazioni, specialmente quelle locali. L’obiettivo di questa decisione è la riduzione del numero di indagini e processi che spesso si concludono con archiviazioni o assoluzioni.
L’Art. 323 c.p. ha subito nel corso della storia ben 5 modifiche, l’ultima del 2020, ed anche se è una norma essenziale per i reati contro la Pubblica Amministrazione, questo reato non ha portato ai risultati auspicati: la fattispecie dell’articolo 323 è estremamente generica, divenendo un contenitore dall’ampissima gamma di situazioni. Proprio per queste ragioni i sostenitori del ddl Nordio ritengono che l’illecito dell’abuso d’ufficio scoraggi i funzionari pubblici dall’assumere determinate decisioni per paura di essere perseguiti (paura della firma).
A partire dal 2016, i processi per abuso d’ufficio sono calati del 40%. Nonostante sia esiguo il numero di casi che effettivamente viene portato in giudicato, bisogna osservare che in concorso all’abuso d’ufficio sono di solito contestati anche altri reati ben più gravi: reato di falso ideologico, abuso edilizio, corruzione…

Quali sono le criticità?
Secondo una buona fetta dell’attuale giurisprudenza, ritenere l’abuso d’ufficio un illecito penale superfluo unicamente per la sua scarsa applicazione non prende in considerazione l’effetto deterrente del diritto penale.
Proprio come affermano i sostenitori del ddl Nordio, l’attuale norma dell’abuso d’ufficio è estremamente generica. Questa caratteristica da una parte comporta l’attribuzione di innumerevoli fattispecie all’illecito dell’abuso d’ufficio, ma dall’altra parte consente infinite scappatoie dato il suo labile confine. Una riscrittura dell’Art. 323 avrebbe sicuramente rappresentato una scelta più condivisibile.
L’abuso d’ufficio inoltre è un “reato-spia”, cioè un reato che solitamente è accompagnato da fenomeni di corruzione e concussione. Senza questo illecito sarà molto più arduo identificare questi fenomeni.
Inoltre l’abrogazione dell’Art. 323 avrà effetto retroattivo: saranno revocate oltre 3.600 condanne definitive.
Le possibili sanzioni dall’UE
Il vuoto normativo creato dall’abrogazione dell’Art. 323 potrebbe rivelarsi un aiuto preoccupante a favore della criminalità organizzata. A causa di ciò, l’Italia rischia una procedura d’infrazione da parte dell’UE per violazione di obbligo internazionale e del diritto comunitario, per via del vuoto normativo dell’ordinamento nel perseguire il pubblico ufficiale che abusa del proprio potere per fini personali.
La Commissione europea dovrà verificare la sussistenza di eventuali infrazioni commesse dall’Italia, inviando una avvertimento al nostro Stato.
In caso di inottemperanza ad eventuali infrazioni, l’Italia sarà giudicata davanti alla Corte di Giustizia dell’UE, rischiando sanzioni pecuniarie particolarmente gravose per il bilancio dello Stato.
