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Bombe e intimidazioni a Roma est, la risposta della società civile al Pigneto: “Fuori le mafie dalla nostra città”

«Le bombe esplose nella zona Est sono solo la punta dell’iceberg: le mafie sono parte del tessuto della città». Lo ha affermato Davide Biscotti, coordinatore di Libera Roma, nel corso della manifestazione di mercoledì 14 ottobre che ha riempito piazza Malatesta, al Pigneto, per chiedere una risposta forte contro la criminalità organizzata e le violenze che nelle ultime settimane hanno colpito diversi quartieri della Capitale.

Per Biscotti è necessario rafforzare gli strumenti di denuncia e di partecipazione civica. Per questo, durante il presidio, è stato rilanciato anche il numero verde promosso da Libera attraverso cui cittadini e cittadine possono segnalare episodi di criminalità, usura e intimidazione.

A dominare la piazza lo striscione di Libera con la scritta «Fuori le mafie dalla nostra città», simbolo di una mobilitazione che ha visto la partecipazione di centinaia di persone. Una risposta civile a chi prova a imporre paura e controllo nei quartieri e a chi alimenta narrazioni securitarie fondate sulla ricerca di capri espiatori, anziché affrontare le radici profonde del disagio sociale e della criminalità.

Alla manifestazione hanno aderito oltre cento associazioni, realtà sociali, sindacali e politiche. In prima fila le bandiere di Cgil Roma e Lazio, Arci Roma, Agesci Lazio, AP – Antimafia Pop Academy, Anpi Roma, Quarticciolo Ribelle, Nonna Roma e Spin Time. Presenti anche rappresentanti di Partito Democratico, Movimento 5 Stelle, Rifondazione Comunista, Azione e Alleanza Verdi e Sinistra.

La mobilitazione nasce dopo una lunga serie di episodi che, secondo gli investigatori, potrebbero essere collegati a nuove tensioni criminali per il controllo del territorio. Negli ultimi due mesi una decina di ordigni sono esplosi tra San Basilio, la via Casilina, Don Bosco e Centocelle, in un contesto segnato dai recenti arresti effettuati dalla Direzione distrettuale antimafia.

Tra gli interventi più applauditi quello di Claudia Pratelli, assessora alla Scuola di Roma Capitale.

«Questi episodi diffondono la lingua della paura e dell’intimidazione e noi non ci stiamo», ha affermato dal palco. L’assessora ha sottolineato come le bombe non producano soltanto danni materiali, ma alimentino insicurezza sociale e narrazioni fondate sull’esclusione. La risposta, ha spiegato, passa invece da scuole aperte, spazi condivisi, servizi pubblici e partecipazione: «La sicurezza non si costruisce escludendo qualcuno, ma attraverso la sicurezza sociale».

«L’antimafia sociale si costruisce attraverso la cura quotidiana», ha aggiunto Claudia Bernabucci, rappresentante di un comitato di quartiere di Tor Bella Monaca.

«Legalità significa sicurezza e sviluppo, anche le imprese facciano la loro parte», ha sottolineato Natale Di Cola, segretario generale della Cgil Lazio.

Accanto a Libera è intervenuta anche la Rete #NoBavaglio, rappresentata da Rosa Lella, che ha collegato il contrasto alle mafie alla difesa della libertà di informazione.

«La censura può avere molti volti. Uno di questi, forse il più atroce, è il modo in cui le mafie cercano di silenziare interi territori e comunità con l’intimidazione e con le bombe. Tra i bersagli delle organizzazioni criminali ci sono spesso i giornalisti che raccontano e denunciano i loro affari», ha affermato. «Siamo qui al fianco di Libera e della comunità del quartiere per dire che non abbiamo paura e che non saremo complici. Perché se il silenzio è mafia, noi siamo qui per fare rumore».Nel suo intervento ha inoltre evidenziato il ruolo della scuola e della costruzione di comunità come strumenti fondamentali di prevenzione. «Il vuoto lasciato dallo Stato deve essere colmato con i diritti, con il lavoro dignitoso, con l’inclusione sociale e con la cura delle fragilità, a partire dalle scuole. Dove cresce la comunità arretrano la paura e il potere delle mafie».

La manifestazione si è conclusa con un appello a rafforzare la presenza delle istituzioni nei quartieri più esposti alle infiltrazioni criminali.

«Alle bombe rispondiamo con la forza della comunità, ma il contrasto alle mafie è una responsabilità precisa dello Stato e del governo, che devono garantire risorse, sicurezza e una presenza costante nei territori. Le mafie prosperano dove arretrano i diritti, i servizi pubblici e le opportunità», ha concluso Marta Bonafoni, consigliera regionale del Lazio e componente della segreteria nazionale del Partito Democratico.

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