Donald J. Trump vince le elezioni americane del 2024 divenendo il 47° Presidente degli Stati Uniti d’America. Una vittoria netta, che vede il Partito Repubblicano ottenere la maggioranza dei seggi nel Senato ed un testa a testa per quanto riguarda la Camera. Il ritorno di Trump alla Casa Bianca porterà sicuramente dei forti cambiamenti, specialmente in temi cruciali come la politica estera e l’economia (caratterizzata da un forte protezionismo).Dopo questa tornata di Elezioni Americane: quali sono i nuovi possibili scenari geopolitici in Europa e nel mondo?
Il fronte ucraino
“Non inizierò guerre, ma le fermerò”. Queste le parole con cui Trump si è presentato in tema di politica estera, che potrebbero far ben sperare in un contesto odierno martoriato da numerose guerre, ma spesso la realtà è più complicata di quella che appare.
Sul fronte ucraino l’elezione di Trump lascia molte incertezze: fino a ora la presidenza Biden aveva svolto un ruolo cruciale nel finanziamento bellico e strategico nel conflitto russo-ucraino. La forte visione isolazionistica di Trump potrebbe lasciare da sola l’Unione Europea a gestire la situazione, con la possibilità per la Casa Bianca di esercitare pressione su Zelensky affinché accetti un trattato di pace. A mettere in dubbio i finanziamenti bellici non sono solo le dichiarazioni di Trump, ma anche le azioni del suo entourage. Donald Trump Jr., durante la campagna presidenziale, ha condiviso su Instagram un video che ritraeva il presidente ucraino Zelensky accompagnato da una scritta che recita «Pov: mancano 38 giorni alla perdita della tua paghetta». L’isolazionismo americano potrà essere l’occasione per una maggiore cooperazione, a livello strategico e militare, per i paesi dell’Unione Europea?
Il conflitto israelo-palestinese
Riferendosi al Medio Oriente ha invece dichiarato “Se vinciamo, sarà molto semplice. Tutto si sistemerà, e molto in fretta. Se non lo facciamo, potrebbero accadere grandi guerre in Medio Oriente e forse una Terza guerra mondiale”.
Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha così commentato i primi colloqui con Donald Trump: “Sono state conversazioni belle e molto importanti. Colloqui volti a rafforzare ulteriormente la forte alleanza tra Israele e Stati Uniti. La vediamo allo stesso modo sulla minaccia iraniana in tutti i suoi aspetti e sul pericolo che rappresenta. E vediamo anche le grandi opportunità davanti a Israele, nell’espansione della pace e in altri campi”.
Trump probabilmente continuerà a difendere l’unico alleato occidentale in Medio Oriente, finanziandolo e voltandosi dall’altra parte quando viene accusato dal Tribunale dell’Aia. Le possibilità per una risoluzione diplomatica per la Palestina sembrano essere sempre più remote, e intanto l’esercito israeliano non accenna alcuna interruzione dei raid a Gaza e in Libano, che hanno colpito anche le basi a guida italiana dell’UNIFIL.
Tra Taiwan e Cina
Un altro “hotspot” strategico è rappresentato dall’isola di Taiwan. L’isola ha sempre ricercato negli Stati Uniti un alleato fondamentale per la propria indipendenza, data la costante minaccia rappresentata dalla Cina. Se durante la presidenza Biden il ruolo di garante degli americani non era mai stato messo in dubbio, con Trump si apre un nuovo capitolo. Già durante il suo primo mandato le relazioni tra Taiwan e U.S.A. avevano subito dei raffreddamenti: le accuse americane di spendere troppo poco per la difesa e di aver rubato l’industria dei chip hanno solo deteriorato questo rapporto. Per Taiwan, gli Stati Uniti sono fondamentali per garantire la propria indipendenza. Per gli U.S.A. Taiwan è un porto sicuro in cui limitare la potenza navale cinese, destinata a diventare la vera sfidante americana all’egemonia globale.
Elon Musk: il vero supporters di Trump
Elon Musk, attualmente l’uomo più ricco del pianeta e fondatore di aziende come Tesla, Space-X e Starlink, è stato uno dei finanziatori e dei supporter alla presidenza di Trump più incisivi ed importanti. Al centro di numerose notizie “bufale” sulla sua piattaforma X (come la falsa notizia secondo cui alcuni ospedali americani praticavano operazioni di transizione di genere a bambini di 3 anni), proprio sul social di sua proprietà Musk ha creato un account, @america, il cui feed ha sostenuto attivamente la campagna di Trump. Questo account rappresenta la pagina social del movimento America Pac, il gruppo politico pro-Trump che Musk ha fondato e finanziato con oltre 119 milioni di dollari. Dopo l’elezione del Tycoon, Musk ha dichiarato che America Pac “continuerà dopo queste elezioni e si preparerà per quelle di medio termine e per qualsiasi elezione intermedia”.
Proprio recentemente Musk ha partecipato alla telefonata tra Trump e Zelensky, in cui il Presidente ucraino si è congratulato con Trump per la vittoria. Non solo, Musk ha partecipato anche alla telefonata tra Trump e il presidente turco Erdogan. In quale veste Musk ha partecipato a questi incontri?
Il Presidente Ombra
Musk svolgerà un ruolo fondamentale nella squadra di Trump, con il compito di ridurre notevolmente i costi dell’apparato pubblico federale. Il ruolo ad hoc che dovrebbe ricoprire sarebbe quello di “segretario al taglio dei costi”. Musk, in passato, ha già effettuato una campagna di tagli quando ha licenziato 6500 persone dopo l’acquisizione di Twitter. X ha perso il 71,5% del suo valore dall’acquisizione di Musk nell’ottobre del 2022.
Altro obiettivo di Musk è la “deregulation”, ovvero l’eliminazione di diverse norme federali a lui sconvenienti. Un esempio è l’eliminazione di una legge che richiedeva a SpaceX di ottenere un permesso per scaricare acqua potenzialmente inquinata dalla sua piattaforma di lancio in Texas: “Senza tutta questa burocrazia, arriveremo prima su Marte”.
Ricapitolando, l’uomo più ricco del mondo ha sostenuto la campagna presidenziale di un miliardario diffondendo fake news sulla propria piattaforma social e promettendo di eliminare leggi sconvenienti verso le proprie aziende.
A tutto questo si aggiungono le tensioni innescate dal vicepresidente JD Vance, il quale ha dichiarato che se l’Europa dovesse cercare di regolamentare Twitter/X l’America potrebbe smettere di supportare la NATO.
Economia, i rischi per l’Italia e il progetto europeo
Con il prossimo mandato presidenziale di Donald Trump potrebbero esserci degli importanti contraccolpi per l’Italia a livello economico. Gli States sono il secondo paese in cui l’Italia esporta di più, con un bilancio di import/export positivo (viene esportato più di quanto viene importato). Con i dazi che Trump intende applicare per proteggere l’economia americana, l’Italia rischia di perdere un pezzo consistente di quelle esportazioni, facendo un grave danno a un’Europa e un’Italia ancora deboli economicamente.
Sembra esattamente questo l’obiettivo: smettere di parlare all’Europa nella sua interezza e come potenza mondiale dialogando con i singoli paesi, ovviamente più deboli dell’Unione, e “imporre” così la visione degli Stati Uniti.
Lo stesso Mario Draghi, che in questi mesi sta presentando il suo rapporto per la competitività dell’Unione Europea, definisce questa nuova presidenza Trump come una possibile spinta per l’UE verso l’avvio delle riforme in economia. Il senso di urgenza causato da questa presidenza potrebbe, secondo l’ex-presidente della BCE e Premier italiano, spingere le istituzioni ad agire non potendo più rimandare lo scontro. Agire in maniera unitaria a tutela delle aziende europee potrebbe rilanciare la competitività europea nel settore dei semiconduttori e i chip, in cui c’è già un grande divario con gli USA
