In questi giorni si è sviluppato un caso che ha diviso l’opinione pubblica italiana e lo stesso governo di destra, il Generale di divisione Vannacci ha pubblicato un libro auto edito, Il mondo al contrario, che a pochi giorni dalla pubblicazione ha fatto scandalo per degli estratti finiti sui giornali.
Il libro:
“Cari omosessuali, normali non lo siete, fatevene una ragione!” “La normalità c’è. Esiste. Non per questo è buona o cattiva, migliore o peggiore, ma non la si può negare in nome di una artificiale e pretestuosa inclusività” “dittatura delle minoranze” «piantare la matita che ho nel taschino nella giugulare del ceffo che mi aggredisce, ammazzandolo»
Le Istituzioni rispondono
A partire da queste frasi è partito uno caso militare che ha visto la destituzione di Vannacci dall’Istituto geografico militare, soltanto un mese dopo esservi insediato, per decisione dello Stato Maggiore dell’Esercito e dall’altro politico, con il ministro della Difesa Crosetto che fa partire l’esame disciplinare in quanto “Il Gen. Vannacci ha espresso opinioni che screditano l’Esercito, la Difesa e la Costituzione.”
Maggioranza bifaccia
Mentre il ministro Crosetto prosegue la linea “istituzionale” nella sua maggioranza di governo c’è chi assume toni più morbidi, con Matteo Salvini che in live afferma “La condanna al rogo come Giordano Bruno non mi sembra ragionevole” e che leggerà il libro in questione, chiamando anche dopo la diretta il Generale. In Fratelli d’Italia il deputato Donzelli ha da un lato sostenuto la scelta del Ministro dall’altro comunque dichiara “In un mondo libero si scrive ciò che si pensa”.
Nuove strade
Mentre Lorenzo Guerini (PD ed ex ministro della difesa) definisce ineccepibili le misure prese dall’attuale ministro, Schlein rilancia “la nostra Costituzione non mette tutte le opinioni sullo stesso piano, non garantisce libertà a chi vuole negare diritto di espressione a gruppi di persone”. Mentre il dibattito imperversa arriva la proposta da parte di Forza Nuova, partito neofascista, per candidare Vannacci al posto lasciato libero al senato dalla scomparsa di Berlusconi, proposta però declinata dallo stesso generale.