Il Referendum dell’8 e 9 giugno e le nuove modalità di voto

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Il referendum dell’8 e 9 giugno è ormai alle porte ed è bene ricordare l’importanza fondamentale del voto, che è un diritto costituzionale alla base della democrazia. Ma come si è evoluto il modo di votare negli anni?

UN RIEPILOGO STORICO

Facciamo un salto nel passato. Il 2 giugno 1946, per la prima volta i seggi elettorali vengono aperti a tutti coloro che avevano raggiunto la maggiore età. L’accesso alle cabine di voto però, non era propriamente garantito per tutti quanti allo stesso modo. Infatti, solo tra gli anni 90 e il 2000 furono emanate delle leggi che assicurassero la libera entrata a un’altra porzione della popolazione: le persone con ridotta mobilità.

LEGGI PER UN VOTO EQUO

Di seguito, alcune delle leggi che hanno permesso alle persone con disabilità di accedere liberamente alle urne.

Nel 1991, con la legge n.15, i collegi in cui si svolgono le votazioni furono abilitati per agevolare il passaggio di chi si muove con l’ausilio di sedia a rotelle o deambulatore.

Nel 2003, con la legge n.17, l’accessibilità del diritto di voto si estendeva anche alle persone con patologie che causano paralisi, non vedenti e persone che avevano entrambe le mani amputate. Questa legge prevede la possibilità di votare con l’aiuto di un familiare o, in mancanza, di una persona di loro fiducia.

I FUORISEDE

Il 19 marzo 2025 è entrato in vigore il decreto legislativo numero 27 che permetteva in modo straordinario a coloro che sono distanti dal domicilio in cui è situata l’iscrizione elettorale (per motivi di studio, lavoro o salute) di poter votare a distanza. Già in passato è capitato che le votazioni a distanza avessero una forte rilevanza, come nelle presidenziali degli Stati Uniti del 2020. In pieno periodo Covid, per il testa a testa tra Trump e Biden, le votazioni fatte via posta sono state decisive per la vittoria del candidato democratico, vista la pandemia in atto e la diversa propensione dei 2 elettorati al voto per posta.

IL REFERENDUM A POMEZIA

Fino al 19 maggio scorso era stato reso disponibile a Pomezia il voto a distanza. Per le persone affette da gravi infermità, era possibile esercitare il voto da casa, anche per coloro che sono equipaggiati di apparecchiature mediche di supporto vitale che non permettono l’allontanamento dal domicilio. Tutto ciò valeva anche nel caso in cui la residenza dell’elettore si trovasse altrove rispetto a quella dell’iscrizione elettorale.

CONCLUSIONI

Nonostante le polemiche sul voto a distanza, è importante che uno stato democratico garantisca a ogni suo cittadino di esercitare il proprio diritto di voto. Per questo motivo, assicurare l’accesso alle urne deve essere un tema da non dare per scontato.

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