Una terra promessa E no…non stiamo parlando della canzone di Ramazzotti

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Il 6 ottobre 2023 l’organizzazione terrorista palestinese “Hamas” ha avviato la sua operazione “Alluvione al-Aqsa” lanciando 5000 razzi nello Stato di Israele e attaccando con dei guerriglieri la parte sud di Sderot: Israele ha dunque dichiarato lo stato di guerra.

È stato il ministro della difesa israeliana Yoav Gallant ad aver dichiarato lo stato di emergenza, nel frattempo l’esercito israeliano ha risposto all’attacco con dei razzi destinati a colpire Gaza. Il premier Benyamin Netanyahu ha dichiarato “Cittadini di Israele siamo in guerra e non è solo un’operazione, è proprio una guerra” aggiungendo inoltre che il suo popolo otterrà la vittoria.

Ma da cosa nasce questo conflitto?

Il conflitto israelo-palestinese ha origini lontane, risalenti alla fine del XIX e l’inizio del XX secolo, quando in risposta al forte antisemitismo verso gli ebrei in Europa, si affermò un “movimento sionista” che, sostenendo la necessità di creare uno Stato ebraico, propose l’immigrazione di ebrei europei in Palestina, avvenuta in diverse ondate, ma soprattutto durante e dopo la Seconda Guerra Mondiale e la Shoah. Le conseguenze di questa scelta portarono a continui e crescenti tensioni con la comunità ebrea palestinese, sempre più numerosa, e l’autoctona comunità araba.

Entrambe, dopo la caduta dell’Impero ottomano e il Mandato per l’amministrazione della Palestina al Regno Unito, aspiravano alla creazione di Stati nazionali. Tuttavia, avendo queste rifiutato alcune proposte di spartizione dei territori contesi (da ultimo il Piano di spartizione approvato dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite nel 1947, accettato da Israele ma rifiutato dalla Palestina), estesero il conflitto, a seguito della nascita di Israele, anche verso gli Stati arabi vicini, che erano intervenuti nei confronti della comunità araba palestinese con l’obiettivo di eliminare lo Stato di Israele.

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