Scuola, Politica e Giovani: le polemiche sull’assemblea del Liceo Picasso

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“Indipendente e libera, così vogliamo la nostra scuola”. Con queste parole il Movimento Studentesco Picasso denunciava lo scorso 15 febbraio, sulle proprie pagine social, quella che definiva una strumentalizzazione politica dell’istituto. Nel post si leggeva: “Ancora una volta la nostra scuola viene strumentalizzata dalla sinistra per il proprio tornaconto politico. […] Il modo in cui certi studenti offrono la nostra scuola a chi più conviene loro per fare propaganda è offensivo, umiliante e antidemocratico”.

Una posizione che ha raccolto consenso tra alcuni studenti dell’istituto, contribuendo a dare visibilità e seguito al movimento all’interno del Liceo Pablo Picasso. Tuttavia, a distanza di poco più di un mese, proprio il tema della presenza della politica nelle scuole è tornato al centro del dibattito, questa volta con accuse opposte e nuove polemiche.

Al centro della vicenda vi è l’ultima assemblea d’istituto del liceo, svoltasi lunedì 30 marzo, promossa dallo stesso Movimento Studentesco Picasso. All’incontro è stato invitato il consigliere comunale di maggioranza Marco Polidori, delegato alle politiche giovanili, con l’obiettivo dichiarato di discutere delle politiche rivolte ai giovani nel territorio di Pomezia.

Secondo quanto riportato dallo stesso Polidori, l’iniziativa avrebbe dovuto essere improntata al confronto tra diverse posizioni politiche. L’invito sarebbe stato infatti esteso anche al consigliere comunale di minoranza Enrico Mangano, capogruppo del Partito Democratico, proprio per favorire – come dichiarato dal consigliere di maggioranza Polidori – “un dialogo che coinvolgesse tutti”.

Tuttavia, parrebbe a causa di un impegno lavorativo, Mangano non ha partecipato all’incontro e, al suo posto, si è presentata Martina Battistelli, anch’essa consigliera del Partito Democratico. In un successivo intervento sui social, la stessa Battistelli ha criticato il progetto della consulta dei giovani promosso dall’amministrazione, ma senza entrare nel merito delle alternative avanzate da alcune associazioni giovanili del territorio, concentrandosi piuttosto su un generico “bisogno di ascolto dei giovani”.

UN INCONTRO NON PRIVO DI CRITICITÀ

Se nelle intenzioni l’assemblea avrebbe dovuto rappresentare un momento di dialogo tra istituzioni e studenti, la sua organizzazione e il suo svolgimento hanno invece sollevato numerose critiche.

In primo luogo, è stata contestata la scelta degli interlocutori politici presenti. Il consiglio comunale di Pomezia è composto da una pluralità di forze politiche, ma all’assemblea sono stati invitati soltanto due esponenti: uno della maggioranza e uno dell’opposizione. Una scelta che alcuni studenti e associazioni del territorio hanno definito una “par condicio parziale”, considerando l’ampiezza di posizioni presenti all’interno del Consiglio Comunale.

A rendere ancora più controversa la vicenda è stata la gestione della sostituzione del consigliere Mangano. Secondo quanto riportato dall’associazione giovanile LabBarricata sarebbe stata proposta come alternativa, da alcuni studenti del Picasso, la consigliera Eleonora Napolitano, considerata una delle poche voci dell’opposizione ad aver sostenuto le istanze avanzate da alcuni gruppi giovanili negli ultimi mesi.

Nel comunicato diffuso dall’associazione si legge infatti: “Non appena abbiamo saputo dell’assenza di Mangano abbiamo proposto Napolitano in sostituzione. Sapete qual è stata la risposta? Polidori ha preteso che la sostituta fosse la consigliera Battistelli, minacciando che altrimenti l’assemblea sarebbe saltata”.

Un episodio che metterebbe in discussione proprio l’idea di un confronto aperto e pluralista, trasformando l’incontro in un dibattito con un contraddittorio di fatto scelto da una delle parti.

Le polemiche non si fermano alla composizione del panel politico. Anche le modalità con cui si è svolta l’assemblea sono state oggetto di forte contestazione.

Le domande rivolte agli ospiti sarebbero state raccolte preventivamente tramite un modulo online anonimo. Da quel modulo, secondo quanto riportato da alcune testimonianze, i rappresentanti d’istituto avrebbero poi selezionato i quesiti da porre agli invitati. Un sistema di scrematura che non garantirebbe sufficiente trasparenza nella selezione delle domande e che rischierebbe di filtrare il dibattito.

Sempre nel comunicato di LabBarricata si afferma inoltre che inizialmente sarebbe stato impedito agli studenti di intervenire liberamente durante l’incontro. “Il preside ha anche impedito agli studenti e alle studentesse di tenere un reale confronto con i due invitati, in quanto la modalità predisposta prevedeva la precompilazione di domande tramite form online”, si legge nel testo. Solo successivamente, durante l’assemblea, sarebbe stato permesso di porre alcune domande libere direttamente agli ospiti.

LE CRITICHE ALLA CONSULTA DEI GIOVANI

Un altro punto critico riguarda poi la mancata partecipazione delle associazioni giovanili del territorio. Diverse realtà avevano chiesto di poter prendere parte all’incontro, ma la loro presenza non sarebbe stata autorizzata. Una scelta che ha alimentato ulteriormente le tensioni già esistenti tra alcune organizzazioni studentesche e il consigliere Polidori. Negli ultimi mesi, infatti, diverse associazioni giovanili locali – tra cui UdS e la stessa LabBarricata – hanno criticato apertamente l’operato dell’amministrazione comunale in materia di politiche giovanili. Le accuse principali riguardano il silenzio delle istituzioni rispetto alla richiesta di creare spazi sociali dedicati ai giovani e di istituire strumenti di partecipazione realmente incisivi.

Al centro di queste critiche vi è in particolare il progetto della Consulta dei Giovani promosso dal Comune. Secondo l’amministrazione si tratterebbe di uno strumento di partecipazione e confronto tra giovani e istituzioni. I critici, invece, lo considerano un organismo puramente consultivo e privo di reale capacità decisionale.

Nel mirino delle critiche c’è anche il regolamento stesso della consulta. All’articolo 3, paragrafo 8, si legge infatti: “La Commissione Istruzione e Servizi Sociali, per la nomina dei partecipanti, si avvale dell’utilizzo di una griglia di valutazione che riporti punteggi specifici per i criteri decisionali, allegata al presente Regolamento”. Tuttavia, ad oggi, questa griglia di valutazione non è ancora stata resa pubblica, lasciando di fatto totale discrezionalità all’amministrazione nella scelta dei partecipanti se fossero superate le 30 candidature.

Le contestazioni riguardano anche altri progetti dell’amministrazione, come il centro giovanile TeenExperience, annunciato il 14 novembre. Nel comunicato Lab Barricata sottolinea che l’annuncio sarebbe arrivato “proprio mentre noi eravamo in piazza a manifestare per l’esatto opposto”, accusando il Comune di voler imporre dall’alto spazi giovanili tramite affidamenti diretti invece di bandi pubblici aperti alle associazioni.

TRA POLITICA E PARADOSSI

L’intera vicenda solleva interrogativi più ampi sul rapporto tra scuola, politica e partecipazione giovanile. Da un lato vi è la richiesta di coinvolgere i giovani nel dibattito pubblico e nelle scelte che riguardano il territorio. Dall’altro emerge il rischio che questi spazi di confronto vengano percepiti come strumenti di legittimazione partitica piuttosto che come veri luoghi di partecipazione.

Il paradosso è evidente: chi solo poche settimane prima denunciava la presenza della politica nella scuola come una “strumentalizzazione” si trova ora al centro di una polemica simile, accusato di aver organizzato un incontro politico con contraddittorio selezionato da una delle parti e confronto limitato: che la strumentalizzazione “valga fino ad un certo punto” a seconda del colore partitico che esso porti? La questione che resta aperta riguarda il ruolo stesso della scuola in questo tipo di iniziative. Se l’obiettivo è avvicinare i giovani alla “cosa pubblica”, la credibilità di questi momenti dipende dalla loro reale apertura al confronto, dalla trasparenza delle modalità di partecipazione e dalla pluralità delle voci coinvolte. Senza questi elementi, il rischio è che il dibattito sulle politiche giovanili finisca per allontanare ancora di più proprio quei giovani che dovrebbe invece coinvolgere, regredendo al solito ascolto sterile e privo di azioni concrete.

Gian Mario Mazzola
Gian Mario Mazzola
19 anni. Studente di Giurisprudenza presso l'università La Sapienza di Roma. Appassionato di storia, politica e letteratura. Mi occupo di politica locale, nazionale e di approfondimenti sul nostro passato politico.

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