
Il nuovo film del regista norvegese Joachim Trier è un dramma familiare premiato agli Oscars del 2026 nella categoria miglior film straniero.
“Sentimental Value” tratta la storia di una famiglia disfunzionale, di due sorelle (Nora e Agnes) e un padre (Gustav Borg) che incrociano di nuovo i loro cammini in occasione del funerale della ex-moglie e madre delle due ragazze.
Nora è un’acclamata attrice teatrale e suo padre, regista che sta per tornare in attività dopo quindici anni di stop, le propone un ruolo da protagonista nel suo film. Ma Nora rifiuta. Gustav, in occasione di una retrospettiva a lui dedicata, incontra la giovane attrice hollywoodiana Rachel Kempf (interpretata da Elle Fanning): la parte da protagonista è perfetta per lei.
È qui che si innesca il conflitto tra le figlie il padre.
Le riprese sono previste nella casa in cui Gustav ha abitato con la sua famiglia, una casa che si è evoluta col tempo e ha assorbito i ricordi e le personalità di chi la ha abitata. In quella casa riecheggiano la distanza, la separazione e la voglia di riconciliazione con quel passato doloroso. Le mura trattengono i silenzi e le crepe, le parole non dette e quelle pronunciate per sbaglio.
Nel corso del film, la casa ci viene mostrata vissuta e disordinata, spoglia e cupa: quello spazio è il contenitore di generazioni che si susseguono e si influenzano.

Non può diventare un set di un film, non è abbastanza impersonale per esserlo.
Mentre la macchina da presa ci accompagna nell’esplorazione della casa, una voce fuori campo ci introduce nella storia della famiglia. La casa preferisce essere disabitata e spoglia o abitata e rumorosa? Per Nora è indubbiamente la seconda opzione: lei odia il silenzio e il fatto che suo padre Gustav se ne sia andato da quella casa portando con sé tutti i suoi echi.
Joachim Trier si interessa all’animo umano in tutte le sue sfaccettature e fragilità, spesso ripercorrendo le orme dei grandi maestri del cinema scandinavo, come nell’omaggio all’emblematica scena contenuta in “Persona” di Ingmar Bergman, nella quale i volti di Nora, Agnes e Gustav si mescolano tra loro nell’oscurità.

Il film ci porta all’interno dell’ambivalenza di uno spazio che rappresenta sia lo specchio delle nostre memorie ma è anche fonte di dolore e di traumi spesso non risolti.
La storia di Nora si intreccia alla storia di Julie, protagonista del quinto film di Trier “La persona peggiore del mondo” e interpretata anch’essa da Renate Reinsve, premiata a Cannes come migliore attrice nel 2021. Entrambi i personaggi sono l’incarnazione delle fasi esistenziali tipiche della nostra generazione: relazioni disfunzionali, cambi di percorso universitario e l’irrequietezza che contraddistinguono quella difficoltà nel trovare una stabilità, un posto nel mondo. Trier è abile nel trattare temi scomodi come la depressione e il suicidio, lasciandoli insediare lentamente nella struttura principale della narrazione, come un rumore di fondo quasi impercettibile ma vagamente palpabile.
La scena finale di “Sentimental Value” è il trionfo della riconciliazione e della malinconia che ne comporta. Negli ultimi cinque minuti assistiamo a un vortice disturbante, unione e culmine della vicenda familiare che travolge le tre anime ritrovate, specchio di una storia necessaria e indimenticabile.