Lettera aperta al Sindaco di Ardea da parte di una professoressa anonima

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Riceviamo e pubblichiamo

Gentile Sindaco,
Gentili Responsabili dei Servizi Sociali,

scrivo questa lettera non solo come docente della scuola secondaria di primo grado, ma come persona che ogni giorno assiste, spesso impotente, al fallimento silenzioso di un sistema che dovrebbe garantire a tutti i ragazzi il diritto allo studio e invece continua a lasciare indietro i più fragili.
Nella nostra scuola ci sono studenti che non frequentano regolarmente le lezioni perché nessuno può accompagnarli. Ragazzi che arrivano senza libri, senza materiale scolastico, senza il minimo indispensabile per poter seguire le attività didattiche, semplicemente perché le loro famiglie non hanno le risorse economiche necessarie. E mentre la scuola tenta di colmare queste mancanze con gli strumenti limitati che possiede, le istituzioni troppo spesso restano assenti o intervengono solo quando il disagio è ormai esploso.
È inaccettabile che nel 2026 il diritto allo studio dipenda ancora dal reddito di una famiglia o dalla presenza di un adulto disponibile ad accompagnare un figlio a scuola. È inaccettabile che insegnanti e personale scolastico debbano sostituirsi quotidianamente a servizi che dovrebbero essere garantiti dal territorio. Non possiamo continuare a chiedere alla scuola di essere contemporaneamente luogo di istruzione, presidio sociale, sostegno economico e argine alla povertà educativa senza costruire una reale rete di supporto.
La dispersione scolastica non nasce all’improvviso: cresce nel silenzio delle assenze ignorate, nei libri mai acquistati, nelle difficoltà economiche che tutti vedono ma che troppo spesso nessuno affronta concretamente. E ogni ragazzo che perdiamo rappresenta una responsabilità collettiva, non una semplice statistica.
Per questo chiedo con forza un intervento immediato e coordinato tra Comune, Servizi Sociali e istituzioni scolastiche. Servono azioni concrete: sostegni economici per il materiale didattico, servizi di accompagnamento per i minori in difficoltà, presenza costante degli assistenti sociali sul territorio, tavoli permanenti di collaborazione tra scuola e istituzioni.
Non bastano più le dichiarazioni di principio o i progetti annunciati e mai realmente strutturati. I ragazzi hanno bisogno di risposte adesso. Ogni giorno di ritardo è un giorno sottratto al loro futuro.
La scuola continua a fare la propria parte, spesso andando ben oltre i propri compiti. Ora è necessario che anche le istituzioni facciano la loro, con responsabilità, presenza e coraggio.

Una professoressa anonima di Tor San Lorenzo

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